martedì 19 aprile 2022

Zelinsky dà gli ordini, l’Europa esegue. Di Pier Franco Devias.


 

Ogni mattina il fantoccio di Kiev si alza e sa che potrà fare lo sbruffone sostenuto dallo zio d’America. Si collega ai parlamenti d’Europa e impartisce i compiti con nonchalance. In Israele paragona un mese di guerra al più immane sterminio dei tempi moderni. In Grecia addirittura fa parlare in aula un animale neonazista di Azov mentre il parlamento abbandona l’aula disgustato.

 

Un giorno ordina che lo si deve sostenere e basta. Un altro giorno stila la lista della spesa, indicando anche che modello di armi vuole e quante ne vuole. Nel mentre, aiutato dal silenzio dei media occidentali, ammazza dissidenti, imprigiona i dubbiosi, illegalizza partiti sgraditi e chiude radio e televisioni. Democraticamente, s’intende.

 

Ora con un pubblico molto più ampio continua il suo mestiere di attore, non più comico, e riceve subito la bellezza di 10 miliardi di euro dall’Unione Europea, come segno di simpatia e sperando che vengano spesi per chi ha bisogno. Che tanto non fa niente se l’Ucraina è notoriamente il Paese più corrotto del continente europeo.

 

E non fa niente nemmeno se in questo continente i contribuenti si stanno suicidando perché non sanno più come portare il pane a casa. Ma ora il pagliaccio di Kiev si è convinto di poter fare tutto ciò che vuole, aspettando l’applauso entusiasta un po’ come quando faceva le sue imbarazzanti performances in cui suonava il pianoforte col pisello.E allora va oltre, ringalluzzito dal consenso, e fa sempre più lo spiritoso.

 “Chi non manda armi è responsabile dei morti” strilla.

“Chi non ci invia subito questo e quello, è complice di Putin” minaccia.

 

L’altro giorno ha rispedito a casa il presidente tedesco Steinmeier: non aveva buoni voti in russofobia, fuori dai piedi! Oramai crede di essere il capo dell’Europa. Anzi, si allarga un po’: ora vuole fare anche il capo del cristianesimo, crepi l’avarizia. Manda una nota di protesta al Vaticano perché questa sera alla Via Crucis a Roma faranno tenere la croce a una donna ucraina e a una russa insieme.

E come sarebbe signor Papa? Come si permette di fare la Via Crucis senza chiedere prima il permesso a Zelensky? Non lo sa che ci sta risultando carente di russofobia? Non va mica bene! Beh signori, ogni rappresentazione teatrale ha un inizio e una fine.

 

Adesso sarebbe ora di smetterla di trattare sul serio questo bullo esaltato e tornare a ragionare con un po’ di serenità e equilibrio. Avvisatelo che la sceneggiata non ci ha fatto ridere: siamo troppo preoccupati dai morti, attuali e futuri, ucraini e non ucraini. A differenza sua.

 

Pier Franco Devias

                                                                                                             

Più cubature per gli hotel restano fuori le villette. L'assessorato all'Urbanistica lima i dettagli per evitare un'altra bocciatura. Gli alberghi potranno "allargarsi" del 10% ma soltanto nelle zone comuni




 

La mazzata arrivata dalla Corte costituzionale, a gennaio, è stata pesante. La Regione ci ha messo un bel po' a riprendersi dallo choc, ma senza un Piano casa non era più possibile andare avanti. Così, qualche giorno fa, dall'assessorato all'urbanistica è uscita la nuova bozza dei bonus edilizi. Stavolta i dodici articoli proposti dovrebbero essere tutti in linea con il Piano paesaggistico regionale. Nessuna deroga e nessuna forzatura, per evitare che il Governo prima e i giudici costituzionali poi possano impugnare e bocciare la legge un'altra volta.

 

Alberghi. Stando alle copie ufficiose del Piano, ad hotel e villaggi turistici dovrebbe essere concesso un più 10 per cento delle volumetrie esistenti, purché tutto il «realizzato finora sia in regola» e la nuova quota prevista non sia stata già superata con i precedenti ampliamenti. L'incentivo dovrebbe essere concesso anche alle strutture ricettive classificate - è questa la dicitura esatta - presenti nella fascia costiera protetta dei 300 metri dal mare. Ma la finalità non sarà a maglie larghe, come invece lo era nelle precedenti edizioni del Piano, compresa l'ultima messa al bando dalla Corte costituzionale.

 

Stavolta, secondo sempre la bozza, sarà permessa solo per «migliorare la qualità degli standard dei servizi offerti». Seppure nella sua genericità, e quindi con la necessità di un approfondimento successivo, il paletto dovrebbe permettere solo l'aumento delle cubature per hall, zone congressi e altri servizi comuni. Non più, a questo punto, l'ampliamento dei metri quadri delle stanze e ancora meno l'aumento dei posti letto. C'è dell'altro: alle strutture classificate dovrebbe essere concesso un ulteriore 5 per cento di cubatura per migliorare l'efficienza energetica, cioè risparmiare sulla bolletta elettrica. Visto che non sono stati dichiarati incostituzionali, a gennaio, sono ancora validi e applicabili gli articoli della precedente legge, quella cassata, sulla possibilità di coprire piscina e verande anche se solo per i mesi della stagione turistica.

 

Seconde case. Negli altri Piani casa, ville e villette al mare erano riuscite sempre a ritagliarsi uno spazio seppure tra molte polemiche, riuscendo anche loro a ottenere qualcosa nelle pieghe dei vari bonus. Stavolta con la nuova stesura, invece, i condomini estivi dovrebbero essere tagliati fuori da qualunque ulteriore benefit edilizio. Il motivo principale dell'esclusione è che l'assessorato all'urbanistica ha capito (finalmente) di non poter bypassare in alcun modo, ancora meno con decisioni unilaterali, senza discuterle con lo Stato, il Piano paesaggistico regionale, così ha scritto la Corte costituzionale nella sentenza di gennaio.

 

C'è poi un secondo motivo ancora più chiaro: «La nuova legge non prevede alcun nuovo consumo del territorio e l'unica eccezione, destinata in esclusiva alle strutture ricettive classificate, è in funzione della produzione, dell'occupazione e dello sviluppo economico», è scritto nella relazione introduttiva al disegno di legge.

 

Prime case. Il nuovo Piano dovrebbe confermare i bonus non cassati dalla Corte costituzionali e infatti per una lettura più corretta sarà necessario sovrapporre gli articoli salvati dalla sentenza con i dodici della bozza preparata dall'assessorato all'urbanistica. C'è comunque una novità: il degrado sarà combattuto non solo con interventi in singoli edifici, ma anche «attraverso piani di riqualificazione che coinvolgano più abitazioni». Nel primo caso, il bonus sarà del 15 per cento, se riguarda un solo edificio, mentre nel secondo salirà fino al

20, con l'aggiunta del 5 se l'obiettivo dell'ampliamento o della ristrutturazione sarà anche ridurre i costi energetici. Tra l'altro sarebbe possibile anche l'intervento pubblico nel caso in cui la ristrutturazione coinvolgesse gli spazi verdi. Infine, la legge bozza dovrebbe riproporre il riuso dei sottotetti con altezza non inferiore a 2,40 metri, la costruzione di soppalchi purché non superino il 40 per cento della cubatura esistente, interventi di recupero dei cosiddetti grandi spazi, garantendo un'altezza minima di 2,40, e il cambio di destinazione d'uso per seminterrati, piani terra e pilotis.

 

di Umberto Aime

sabato 16 aprile 2022

Emigrati, lacrime e proteste: «Impossibile tornare a casa»


Prezzi proibitivi e biglietti introvabili: in tanti non trascorreranno la Pasqua e i ponti del 25 aprile e del primo maggio in Sardegna. «È la prima volta non torno al mio paese, Esterzili». È arrabbiata Lucia Moi, insegnante sarda che vive a Roma, «ho 60 anni e, fatta eccezione per il periodo del lockdown, in occasione delle feste sono sempre rientrata nell'Isola. Quest'anno per diversi motivi abbiamo deciso all'ultimo momento di partire, domenica scorsa mi sono messa alla ricerca dei voli: in aereo è un salasso, cifre smisurate, mentre per la nave ora non si trovano biglietti».

 

Arrivare in Sardegna è sempre più difficile, soprattutto, se in prossimità delle festività si fa affidamento alle decisioni last minute. Per i non residenti le tariffe proposte dalle compagnie aeree spesso diventano proibitive: una famiglia di quattro persone spende più di duemila euro. Il racconto «Alla fine abbiamo rinunciato al viaggio. Raggiungere l'Isola è un problema da tanto tempo, ma ora sta diventando sempre più arduo, spiega Lucia Moi, «i costi sono sempre stati altri rispetto ad altre mete: una volta ricordo di aver speso in due oltre mille euro per l'aereo, ora siamo su quelle cifre, certo che, se si trovassero biglietti, una buona alternativa sarebbe la nave».

 

L'organizzazione. Se una persona non ha la residenza in uno dei 377 comuni della Sardegna è costretta a cercare i voli con largo anticipo, oppure a scegliere altre date, rinunciando a trascorrere qualche giorno di festa con i parenti e gli amici sardi. È quanto successo a Noemi e Chiara Melis, sorelle milanesi con origini sarde, che per non pagare prezzi fuori dalla loro portata hanno deciso di anticipare di qualche giorno la vacanza. «Io ho prenotato i voli con Volotea circa due mesi fa», afferma, invece, Luca Sarais, originario di Pula, titolare di un'enoteca a Milano, «in questi giorni ho visto che i costi sono schizzati in alto, ho paura però che il problema si presenterà ad

agosto: in famiglia siamo in cinque e le vacanze in Sardegna sono un appuntamento fisso, ma non si può pensare di spendere cifre sproporzionate per tornare a casa».

 

Gli fa eco Massimo Caboi, ogliastrino che vive a Milano: «Ci avevo quasi rinunciato, ma poi mio figlio Loris, frugando su internet, ha trovato i biglietti con EasyJet a una cifra ragionevole e li ho presi subito: voglio fare una sorpresa a mia mamma», racconta l'uomo, titolare di un negozio di prodotti tipici, «ormai per noi emigrati raggiungere la nostra terra diventa ogni volta problematico, ma siamo troppo legati alle origini e sentimentali. Altrimenti, facendo due conti, anche durante l'estate ci converrebbe scegliere altre mete e rinunciare».

 

Chi anticipa. E a dover fare i conti con i prezzi alle stelle, spesso, sono anche i residenti che per motivi di studio vivono oltre mare. Davide Mascia, giovane studente del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, ha dovuto anticipare il suo rientro a Elmas. «Viaggio sempre con la chitarra che non posso mettere in stiva, ogni volta compro un posto vicino al mio anche per lo strumento, così sono più tranquillo», racconta Mascia, «ho cercato tanti voli, io sono residente a casa dei miei, quindi rientro nella continuità, la mia compagna di viaggio ovviamente no e per poter passare la Pasqua a casa, a costi ragionevoli ho dovuto anticipare il volo di oltre una settimana e posticipare quello di rientro».

 

Francesca Melis

 

Articolo “L’Unione Sarda” del 16.04.2022

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Federico Marini

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Lunedì 25 Aprile 2022 dalle ore 18:00 alle ore 22:00


 


 

Viaggiatori dell'800 & 900 raccontano Cagliari: tour letterario

Piazza Palazzo, 09124 Cagliari CA, Italia

Evento di I sentieri Delle Janas 

Piazza Palazzo, 09124 Cagliari CA, Italia

Come appariva Cagliari nell' 800' e nei primi decenni del 900'? Faremo un tuffo nel passato, per raccontare la città attraverso gli occhi di viaggiatori e scrittori. .


PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA


al 349/4932296 tramite messaggio whtasapp o telegram o alla nostra pagina facebook. Il Tour ha un costo di 8 euro
Il percorso, in discesa è di bassa difficoltà, prevede un itinerario attraverso cui dalla parte alta della città si arriverà sino alla via roma. Si consiglia pertanto di raggiungere il luogo di incontro attraverso i mezzi pubblici e utilizzare eventualmente i parcheggi zona porto /stazione per le auto dove terminerà il percorso guidato. Il tour avrà luogo con un minimo di 4 partecipanti

giovedì 14 aprile 2022

La devastazione della Sanità sarda. Di Lucia Chessa (Segretaria del Partito dei Rossomori)


 

Magnanimo, l’imperatore volge il suo sguardo grazioso sulla disperazione del suo popolo. Lo fa per tramite di un oscuro sottosegretario del piccolo partito di Lupi che arriva, benevolo, all’ospedale di Nuoro e scopre che si, è vero quello che gli riferiscono. L’ospedale non c’è più. E’ stato smantellato letteralmente, e ciò che ancora continua a funzionare sopravvive solo perché coloro che vi lavorano accettano di farlo in condizioni proibitive, sotto-organico, cercando con le unghie e con i denti di dare risposte minime, anche a proprio rischio e pericolo, oltre che a rischio e pericolo dei pazienti.

 

E l'imperatore arriva così, scendendo dal cielo in terrà, accolto dall’assessore, il leghista Mario Nieddu che governa la sanità sarda da più di 3 anni ma è li come per caso, come un turista di passaggio, come se non fosse corresponsabile del disastro e aspettasse risposte dal cielo di Roma. Disarmante la banalità della presa d’atto.

 

E io ho in mente una persona amica. Appena operata per un tumore al seno, naturalmente al Mater Olbia, dopo 4 anni a controlli preventivi zero, tra fine dello screening, liste d’attesa di due anni per una mammografia (la prima saltata per un piccolo contemporaneo ricovero in ospedale), altri due anni per la prenotazione di una seconda mammografia. Totale 4 anni senza un controllo. In Italia, negli ultimi 3 anni, (in Sardegna per non sbagliare mancano anche i dati) sono diminuite del 30% le diagnosi precoci per tumore e viene qui un sottosegretario a dire che al San Francesco non funziona l’aria condizionata e a parlare di 1 oppure 8 ASL. Lo spazio infinito tra il problema e la statura di chi dovrebbe risolverlo.

 

Lucia Chessa.

Segretaria del Partito dei Rossomori.

 

mercoledì 13 aprile 2022

Condannato per tentata concussione nell'inchiesta sugli abusi edilizi a Sorso. Per la legge Severino decade per diciotto mesi dal suo incarico in Regione Cinque anni per Peru: sospeso da consigliere


 

Una sentenza che ha un doppio sapore amaro per l'imputato principale del processo, Antonello Peru: quello della condanna e quello della conseguente sospensione dalla carica di consigliere regionale. Ieri mattina nel palazzo di giustizia di Sassari il presidente del collegio, Mauro Pusceddu, ha letto il dispositivo della sentenza che - riqualificando il reato inizialmente contestato - ha condannato l'esponente di "Cambiamo" a 5 anni e sei mesi di reclusione per tentata concussione. Verdetto che ha fatto scattare le disposizioni della legge Severino: sospensione per 18 mesi dalla carica in Regione. Al centro del processo i presunti abusi edilizi in una villa sul mare di Sorso di proprietà di Peru. Supposte irregolarità che all'epoca fecero scattare una segnalazione in Comune.

 

Nell'ambito di questa vicenda il consigliere regionale avrebbe, per l'accusa, «costretto indebitamente» l'allora comandante della polizia locale di Sorso «a porsi a sua disposizione, pilotando in senso a lui favorevole la definizione del procedimento penale (quello per l'abuso edilizio ndc)». Il politico - aveva sottolineato nella requisitoria la pm Maria Paola Asara chiedendo una condanna finale a sette anni - «come venne a sapere di quella segnalazione chiamò il comandante che si mise a sua disposizione per fargli sapere chi era l'autore dell'esposto». Peru, in sostanza, avrebbe voluto «vendicarsi di chi aveva avuto l'ardire di fare quella segnalazione».

 

La decisione dei giudici (a latere di Pusceddu c'erano Giulia Tronci e Monia Adami) è arrivata al termine di un processo durato otto anni. Nel mirino della guardia di finanza di Sassari finì la controversa ristrutturazione della casa affacciata sul golfo dell'Asinara, in una zona di massima tutela paesaggistica. Stando alle ipotesi della Procura, l'opera sarebbe stata eseguita in violazione di leggi e regolamenti. Demolita e ricostruita, in sintesi, invece di essere ristrutturata come prevedeva il progetto iniziale. Ma fin dall'avvio dell'inchiesta, la difesa di Antonello Peru ha sempre sostenuto che i lavori fossero stati realizzati nello scrupoloso rispetto del progetto autorizzato. Ecco perché quella di ieri ha avuto l'effetto di una doccia ghiacciata per il politico di Sorso, che non era presente in aula: «Una sentenza profondamente ingiusta - ha commentato a caldo Luigi Esposito, uno dei difensori - e non conforme alle risultanze processuali».

 

E se da una parte c'erano sentimenti di delusione e amarezza, dall'altra c'erano lacrime di gioia e di liberazione. Erano quelle dei sei imputati che, in concorso con Peru per quella stessa vicenda, erano finiti a giudizio per abuso d'ufficio, falsità ideologica e materiale, favoreggiamento, rivelazione di segreti d'ufficio, abuso edilizio e violazione paesaggistica. Questi ultimi due reati (contestati al consigliere regionale, alla sua compagna Alessandra Piras, architetta, e ad Angelo Antonio Dedola, titolare dell'impresa che eseguì i lavori nella casa) sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione e per questo motivo il collegio ha disposto il dissequestro e la restituzione dell'immobile.

 

Mentre per quanto riguarda gli altri capi di imputazione è stata pronunciata una sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto nei confronti dello stesso Peru (assistito da Esposito e Pietro Pittalis), della Piras (difesa dagli avvocati Mariano Mameli e Pasquale Ramazzotti), di Enrico Cabras (all'epoca comandante della polizia municipale, difeso da Loredana Martinez), Marco Del Rio e Maurizio Loriga (rispettivamente ingegnere responsabile del servizio vigilanza e dirigente dell'ufficio tecnico comunale, assistiti dall'avvocato Gabriele Satta), Marcello Cherchi (ingegnere strutturista, anche lui difeso da Satta) e Dedola (assistito da Sergio Milia).

 

Articolo “La Nuova Sardegna” del 13.04.2022

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Federico Marini

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martedì 5 aprile 2022

Sentenza storica sull'eolico: è competenza della Regione


 


Mauro Pili. Più che una sentenza è uno schiaffo. Quella che ieri il Consiglio di Stato ha inferto al banchiere d'Europa, fattosi Presidente del Consiglio dei Ministri, è una lezione di diritto costituzionale in piena regola. Una decisione senza appello. Una pietra miliare nel diritto autonomistico della Regione Sarda. A ristabilire la gerarchia delle norme, i rapporti tra Stato e Regione, ci hanno pensato i Giudici della massima assise amministrativa.

 

Il cuore pulsante della sentenza è scandito al punto 17. Un caposaldo del diritto in grado di ribaltare la smania centralista dello Stato formato Draghi: «La Regione autonoma della Sardegna, in base al proprio Statuto, ha competenza legislativa primaria nel disciplinare gli aspetti paesistico-ambientali del proprio territorio, in ciò differenziandosi dalle Regioni cui tale competenza non è attribuita, ben potendo quindi la suddetta Regione individuare, con maggiore autonomia rispetto alle Regioni ordinarie, le aree non idonee all'insediamento di impianti eolici considerato che la puntuale applicazione delle linee guida statali, nei confronti della Regione autonoma della Sardegna, incontra il limite di competenza inerente ai profili di tutela del paesaggio».

 

Statuto Autonomo Tradotto significa che in Sardegna vige ancora una legge costituzionale chiamata «Statuto Autonomo» che assegna alla Regione competenze più ampie rispetto a quelle a Statuto ordinario. Peccato che lo Stato, e qualche volta la stessa Regione, si siano dimenticati di applicarle. L'oggetto del contendere questa volta è l'invasione eolica combattuta a colpi di ricorsi da parte dei signori del vento. Ne hanno presentato in ogni assise, prima al Tribunale amministrativo regionale e, poi, infine, al Consiglio di Stato. L'obiettivo era spregiudicato: conficcare le mega pale eoliche sul proscenio incantato della Basilica di Saccargia e nella Valle dei Nuraghi, nel territorio tra Nulvi e Ploaghe.

 

I signori della solita multinazionale del vento questa volta volevano conficcare una selva di pale eoliche alte 180 metri, come sessanta piani di un grattacielo, tra un Nuraghe e l'altro, tra Tombe dei Giganti e paesaggi mozzafiato nel nord dell'Isola. Un assalto all'arma bianca infliggendo a quel paesaggio esclusivo e monumentale la crocifissione con una caterva di ciclopiche cime d'acciaio a ridosso del panorama della più monumentale delle basiliche sarde, a due passi dal Castello dei Doria e del Castello Malaspina ad Osilo. Dopo il no secco del Tar Sardegna ieri è arrivato quello, senza appello, scolpito nelle tavole del diritto ambientale, paesaggistico e soprattutto costituzionale.

 

Il primato della Regione. Una sentenza durissima, pubblicata poco dopo mezzogiorno, che non solo riafferma il primato del paesaggio e dell'identità del patrimonio storico e archeologico della Sardegna, ma lo rafforza con un passaggio della sentenza che fa sobbalzare di giubilo l'area legale della Regione che ha schierato in difesa del paesaggio dell'Isola una delle sue punte avanzate, l'avvocato Mattia Pani. È lui che ha vergato la difesa autonomistica della Sardegna davanti ai giudici dell'alta Corte amministrativa ribadendo quell'assunto costituzionale che non lascia adito ad interpretazioni: sul paesaggio la Regione ha competenza primaria.

 

In pratica chi decide sull'eolico è la Regione, definendo con proprio atto legislativo e di indirizzo dove si può e dove non si può fare un parco eolico. I Giudici del Consiglio di Stato, però, sono andati ben oltre le più ambiziose aspettative della difesa regionale. La sentenza è un fuoco incrociato contro le spasmodiche e perenni bramosie della potente lobby eolica che si celavano sull'assalto a Saccargia. I giudici amministrativi del resto un po' li avevano illusi. Nella fase preliminare i signori del vento avevano chiesto una sospensiva della bocciatura del Tar, i togati avevano respinto la richiesta, ma si erano impegnati a fissare immediatamente la decisione nel merito: anziché i due o tre anni canonici appena 8 mesi. E così è stato.

 

Eolici beffati Il risultato, però, è stato l'esatto contrario di quello che si aspettavano. Facendo bene i conti avrebbero potuto evitare questo precedente che segna, invece, con un macigno gigantesco, il diritto ambientale e paesaggistico della Sardegna. A capitolare sotto le forche caudine dei giudici amministrativi di Roma non sono solo gli interessi del numero uno dei colossi dell'eolico in Italia, la Erg, multinazionale da sempre a cavallo tra vento e petrolio. A cadere sono tutti i tagliatori di vento, propulsori senza limiti di una valanga miliardaria di interessi eolici. La sentenza viaggia alla velocità della luce tra le chat dei signori del vento: una mazzata pesantissima e inattesa. Del resto ad attenderla non c'erano solo loro. A Palazzo Chigi, residenza temporanea di Mario Draghi, per esempio, non avrebbero mai voluto trovarsi nella sonora condizione di una batosta senza appello come questa.

 

Il blitz di Draghi & C. Nemmeno due settimane fa, infatti, il Presidente del Consiglio, spinto dal patron dell'eolico per antonomasia, il Ministro del fu Ambiente Roberto Cingolani, aveva firmato un decreto motu proprio con il quale approvava proprio quel parco eolico, fregandosene letteralmente del fatto che la Regione, la Soprintendenza, il Ministero dei Beni Culturali e anche il Tar Sardegna avessero deciso di respingere senza mezzi termini quell'assalto eolico ai monumenti e paesaggi incantati dell'Isola.

 

Nonostante i signori del vento avessero già avuto il diniego del Tar Sardegna avevano deciso di non arrendersi nell'inarrestabile tentativo di sacrificare quei beni ambientali e paesaggistici pur di incassare miliardi di incentivi eolici proprio dallo Stato. Draghi & Cingolani, rapiti dalla smania eolica in terra d'altri, avevano deciso di cancellare con un colpo solo, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio, il verdetto di primo grado dei magistrati sardi e radere al suolo il parere contrario a quell'insediamento, cento pagine di motivazione, proprio del Ministero dei Beni Culturali. Procacciatori di vento I procacciatori di vento e denaro di Stato avevano proposto di trasformare la foresta eolica esistente di "piccola taglia", in un parco di "grossa taglia".

 

Un'operazione che volevano far passare come un maquillage dell'impianto che dal 2004 si erge in quello scenario. In alcuni passaggi hanno pure pensato di far intravvedere ai Giudici una convenienza ambientale nel "riammodernare" il vecchio impianto. In realtà il piano di Erg era un vero e proprio assalto al paesaggio e al cuore pulsante dell'archeologia nuragica e non solo del nord Sardegna. Secondo i pareri di Soprintendenze e Ministero dei Beni Culturali, c'era in ballo una miriade di beni identitari e archeologici diffusi in tutto l'areale, come se fossimo dinanzi ad uno straordinario museo a cielo aperto. I progettisti della pianificata invasione d'acciaio avevano argomentato spudoratamente: il progetto è un mero repowering e non si tratta di un "nuovo" impianto eolico.

 

La scalata Il piano di occupazione sarebbe dovuto passare da 51 a 27 pale ma l'altezza sarebbe stata triplicata rispetto ai precedenti aerogeneratori. Prima pale da 76 metri ora sarebbero dovute diventare di ben 180 metri, con la potenza elettrica destinata a passare da 43 megawatt a 121,50. Per la Erg si trattava non solo di triplicare le altezze delle precedenti pale d'acciaio, ma l'obiettivo inconfessabile era in realtà quello di moltiplicare i guadagni. Da un incasso di incentivi pubblici di sei milioni di euro con il vecchio impianto, la multinazionale sarebbe arrivata a mettersi in tasca la stratosferica cifra di 17 milioni di euro all'anno, tutti regali di Stato per far girare quelle pale con il vento di Sardegna.

 

Miliardi & elemosine Incentivi destinati a far incassare in vent'anni al portafoglio della Erg ben 341 milioni di euro complessivi. Qualche elemosina ai Comuni e il "Paesaggio" segnato per sempre, come scrivono anche i giudici del Consiglio di Stato. La sentenza del Consiglio di Stato, firmata dal Presidente Raffaele Greco, dai Consiglieri Luca Lamberti, Silvia Martino, Alessandro Verrico, e dall'estensore Michele Pizzi, è una "Carta Costituzionale Paesaggistica della Sardegna". I principi giurisprudenziali richiamati sono tradotti in un manuale di diritto. Il primo assunto è per la normativa europea: «Il principio di derivazione comunitaria della massima diffusione degli impianti di energia da fonte rinnovabile può trovare eccezione in presenza di esigenze di tutela della salute, paesaggistico-ambientale e dell'assetto urbanistico del territorio».

 

Il richiamo allo Stato in materia di imposizioni centraliste, poi, è chiaro: «Il decreto legislativo n. 387 del 2003 e le linee guida approvate con d.m. del 10 settembre 2010, si rivolgono nella loro "interezza" alle sole Regioni ordinarie», come per dire, non si applicano "tout court" alle Regioni speciali come la Sardegna. Detta legge la differenziazione dell'Autonomia in base alle disposizioni costituzionali:«Le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano sono fatte salve in forza della "clausola di salvezza"». Il ragionamento si estende, poi, all'energia: «La competenza legislativa delle Regioni a statuto speciale e delle Provincie autonome deve coesistere con la competenza statale in materia di tutela dell'ambiente e con quella concorrente in materia di energia». Come dire, anche sull'energia lo Stato non può fare quello che vuole.

 

Le linee guida statali in materia – ribadiscono i Giudici - sono tali sul piano generale, «ma per la competenza primaria attribuita ad una Regione speciale o ad una Provincia autonoma, in materia di tutela del paesaggio, sono inapplicabili alle suddette autonomie speciali le linee guida nella loro interezza». Ora, dunque, sull'invasione eolica, privata e di Stato, è calata una sentenza senza appello. Con tanto di richiamo costituzionale: «Non sono comunque ammissibili, nei confronti delle autonomie speciali, "vincoli puntuali e concreti" da parte dello Stato (sentenza n. 275 del 2011)». Il messaggio dei Giudici a Draghi & Ministri è chiaro: in Sardegna non potete imporre niente contro il parere della Regione in tema paesaggistico, ambientale e persino energetico. Consiglio di Stato e Corte Costituzionale docet.

 

Articolo Unione Sarda del 05.04.2022

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Federico Marini

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S’Istoria sarda in limba sarda. Di Francesco Casula.

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