martedì 7 dicembre 2021

Nell'Isola muore un 53enne no vax


 

Ci sono altre due vittime di Covid, giovani, registrate ieri in Sardegna: un 53enne dell'hinterland cagliaritano, no vax, morto in ospedale, senza altre patologie; e un 61enne che si trovava in Ogliastra, deceduto a Sassari, nato in Olanda da padre sardo emigrato, residente a Salonicco, dove aveva fatto il vaccino (non si sa se una o due dosi). Le croci complessive ora sono 1.700.

 

La diffusione. L'allarme è alto anche nell'Isola dopo la conferma dello sbarco della Omicron. «Secondo alcuni studi, nel giro di due, tre mesi, questa nuova variante dovrebbe spazzare via la Delta», dice Salvatore Rubino, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell'Aou di Sassari, dove domenica notte è stato sequenziato il tampone del passeggero del volo Roma-Alghero di ritorno dal Sud Africa. L'uomo è stato infettato dalla mutazione del virus in via di propagazione in tutto il pianeta – con casi confermati solo ieri in Spagna, in Croazia, in Gran Bretagna, in Israele, in Argentina, in Giappone, negli Stati Uniti – ha fatto due dosi, sta bene, e non ha contagiato nessun altro.

 

Le altre 118 persone a bordo dell'aereo, compresi i giocatori della Torres, negative e attualmente in quarantena, ripeteranno il test tra oggi e domani e se i risultati saranno ugualmente negativi, saranno libere di riprendere la loro vita. A Sassari domenica è stato individuato anche un caso di Delta Plus (il secondo in Sardegna, il precedente a Carbonia) mentre da ieri – così come nel laboratorio dell'Aou di Cagliari e in quelli di tutte le regioni italiane – sono ricominciate le analisi specifiche richieste dall'Istituto superiore di Sanità per fare una fotografia della circolazione delle diverse varianti nel Paese, le "giornate della sorveglianza", interrotte da tempo.

 

Degli altri nove casi di Omicron finora accertati in Italia, sette sono del cluster individuato in Campania, uno in Alto Adige e uno in Veneto. Il cluster campano – riporta l'Ansa – arriva dal "paziente indice" rientrato dopo un viaggio di lavoro in Mozambico, che ha contagiato tutta la sua famiglia: i due figli, la moglie, la madre, la suocera e la badante. Gli altri due pazienti sono un quarantenne del vicentino e una donna della provincia di Bolzano. Entrambi sono rientrati dall'Africa, sono risultati positivi ai successivi tamponi e sono in quarantena con lievi sintomi.

 

Le valutazioni. «Il fatto che il "nostro uomo" non abbia contagiato nessuno ci fa ben sperare», sottolinea professor Rubino, «negli episodi visti in altre zone invece si sono infettati anche i familiari, ma per il momento non sappiamo ancora se la Omicron è più diffusiva della Delta, servono ulteriori studi. Comunque sia, abbiamo abbassato troppo presto la guardia, ci siamo rilassati, e questa attitudine non va affatto bene soprattutto adesso che arrivano le feste».

 

Serve «prudenza prima di dare una valutazione» sulla Omicron, ma «dal punto di vista dell'aggressività sembrerebbe aver fatto un passo indietro rispetto alla Delta», spiega Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologi. «Se quello che sta emergendo dal Sud Africa sarà confermato, la Omicron sembra essere una variante con sintomi molto miti. Vorrebbe dire che qualcosa si sta muovendo in termini evoluzionistici verso una migliore convivenza del virus con il nostro organismo. Ma è ancora presto per dire che ci sono prove concrete valide, al momento è una speranza».

 

Il report In Sardegna ieri ci sono stati 80 nuovi positivi, sulla base di 816 persone testate. Il tasso di positività è dell'1,6%. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 4983 tamponi. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 11 (2 in meno), quelli in area medica 82 (+5). In isolamento ci sono 2.983 persone (-15). In sette giorni l'incremento dei contagi è del 12,4%, l'occupazione delle terapie intensive cala del 31% mentre quella dei reparti Covid ordinari sale del 22%. In Italia il bollettino del ministero della Sanità dà 9.503 nuovi casi e 92 morti (43 domenica), per un totale di 134.287 vittime da febbraio 2020. Il tasso di positività sale al 3,1%. I posti letto occupati nei reparti ordinari sono +282 (5.879 ricoverati); in terapia intensiva sono +7 (il totale dei malati gravi è 743). Cristina Cossu

 

 

Articolo tratto da L’Unione Sarda del 07.12.2021

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Federico Marini

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sabato 4 dicembre 2021

La Corte costituzionale boccia un'altra legge del Consiglio.


 

La Corte costituzionale ha bocciato come illegittimi alcuni articoli della legge che prevedevano l'ingresso automatico dei dipendenti dell'ex Associazione regionale allevatori della Sardegna, Aras, nell'agenzia agricola Laore. Di fatto è una decisione che non inciderà sull'ingresso degli stessi dipendenti nel Sistema Regione: nel frattempo, un anno fa, il Consiglio ha corretto la legge, prevedendo bandi di concorso dedicati proprio a quel passaggio nell'Agenzia.

 

A sollevare il caso, davanti al Tar, erano stati alcuni dipendenti di Laore, che contestavano la procedura, sostenendo: «Quelle assunzioni aggirerebbero la regola fondamentale che nella pubblica amministrazione si entra solo attraverso concorso».

 

Però, prima di entrare nel merito, i giudici amministrativi avevano sollevato la presunta incostituzionalità della legge. Nonostante la correzione in corsa, la Consulta ha esaminato comunque la legge e deciso che alcuni articoli erano illegittimi proprio per la procedura prevista. Per fortuna, però, la zeppa ha anticipato il verdetto della Corte.

 


Articolo tratto da L’Unione Sarda del 04.12.2021

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Federico Marini

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giovedì 2 dicembre 2021

L’Italia e le sue opere incompiute. Di Vincenzo Maria D’Ascanio.

Quando sento che in Italia non ci sono soldi, penso a opere pubbliche come questa. Un ponte di pochi metri che non collega nulla, non ci sono due strade alle estremità, ma delle case di un normale quartiere di Messina. Tra l'altro questo ponte, che sarebbe dovuto costare pochi milioni di euro, alla fine è costato una cifra esorbitante, otto, nove volte la cifra preventivata. Guardate la tracotanza con cui s'inserisce nel quartiere, come se gli ideatori di questa cosa pesassero: "Tanto non la si può notare, non lo vedrà nessuno."

 

“In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte, poi trovano una logica, una giustificazione, per il solo fatto di esistere… dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda come era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza” diceva Peppino impastato, interpretato nel film "I cento passi" da Luigi Lo Cascio. Ovvero tu hai una bella visuale, un bel paesaggio naturale, poi qualcuno ci costruisce qualcosa d'immensamente brutto, e tu lentamente non lo noti più, diventa qualcosa di riconoscibile e accettato. Come il Palazzo del Consiglio Regionale Sardo in Via Roma, a Cagliari.

 

Quando dal mare arrivi in città respiri la bellezza dei quartieri accanto al porto, poi vedi il Consiglio Regionale, ed è come se qualcuno ti avesse messo il classico bastone nel sedere. Avete presente Pasolini, quando inquadra quel borgo sulla collina, e sposta la telecamera lentamente, per mostrare un mostro ecologico? Provate a fare lo stesso, chiudete un occhio e mettete la mano sul Consiglio Regionale, fatelo apparire e poi fatelo sparire, continuamente. Purtroppo il palazzo del Consiglio Regionale della Sardegna è stato compiuto sino all’ultimo mattone.

 

La seconda opera è una chicca, che ho inserito varie volte e dovunque ho potuto per urtare le persone più sensibili. Talvolta ho pensato persino di tatuarmelo sul braccio. Sto parlando del grandioso campo da polo di Giarre. Sì, quello non è un campo realizzato per il calcio, ma un campo da polo, “uno sport di squadra in cui due formazioni di quattro giocatori, in sella a cavalli e muniti di stecche di bambù, si fronteggiano con l'obiettivo di mandare una palla di legno attraverso due pali. Vince la squadra che segna più punti.” Nella mia vita non ho mai partecipato a una partita di polo, non ne ho mai vista una e non conosco nessuno che vi abbia giocato. È lo sport praticato dai reali britannici, e la capienza dello stadio sarebbe stata di 25.000 spettatori, ovvero ogni cittadino di Giarre, (bambino, anziano, etc...) aveva il suo posto assicurato nello stadio del polo.

 

Se io dovessi cambiare residenza, sceglierei senz’altro Giarre. In questo paesino siciliano di 25.000 abitanti, si ha il record delle opere incompiute, una ogni mille abitanti. Un’amministrazione voleva anche riutilizzare quelle opere, inaugurando il parco dell’incompiuto, ma l’idea non è stata considerata dall’amministrazione siciliana. Tuttavia ciò che maggiormente m’incuriosisce è il seguente fatto: per abbattere quella struttura occorre un altro finanziamento regionale, perché anche i costi di demolizione sono molto alti.

 

Erano i pazzi anni a cavallo tra il 1960 e il 1980. Un ventennio dove la Democrazia cristiana spadroneggiava in tutta l’Isola (e non solo) e ottenere un finanziamento era relativamente semplice. Un tempo si praticava il finanziamento a “stralci”: in pratica se un’opera costava, poniamo, 2 milioni di euro, la Regione o lo Stato non stanziava immediatamente l’intera cifra, ma solo parte di essa, il resto sarebbe arrivato a lavori in corso. Tuttavia la cifra non arrivava mai, per questo in tutto lo stivale abbiamo le opere incompiute.

 

Tuttavia non voglio dire che le opere incompiute esistano solo in Sicilia, perché anche in Sardegna abbiamo delle fantastiche opere incompiute. No so, voi pensate al vostro piccolo paese o alla vostra città, di certo troverete qualcosa. Campi da golf a metà, strade iniziate che non saranno mai finite, interessanti opere ingegneristiche di cui non si comprende nemmeno lo scopo, come se fossero delle opere moderne.

 

Poi tanti atri esempi. I 29 interminabili chilometri per congiungere Ferrandina a Matera, unico capoluogo italiano non raggiunto dalle ferrovie nazionali. Lavori cominciati nel ‘86, treni non ancora pervenuti dopo 25 anni, ovvero 22 più di quelli necessari a Ferdinando II di Borbone per inaugurare nel 1839 la Napoli-Portici, prima linea ferroviaria italiana. L’idrovia tra Milano e Cremona (65 chilometri) progettata nel 1911 e presentata come l’idea del secolo, ferma a Pizzighettone un secolo e 13 chilometri dopo. La strada fantasma Fano-Grosseto, sognata da Fanfani: dopo quasi 50 chilometri, con soli sei chilometri realizzati, attende il passaggio della prima auto. E così dighe, alberghi, palasport, ponti, parchi, scuole, anfiteatri, stazioni dei carabinieri... Trecentosessanta opere pubbliche sparse per l’Italia, ettari ed ettari di territorio scempiato. Alcune necessarie, altre inutili. Tutte, comunque, incompiute.

 

La cifra spesa per costruire queste “cose?” Si parla di 4000 miliardi di lire degli anni ’70 e ’80. Direte voi, adesso penseranno a ultimarle... no, la stragrande maggioranza delle volte è impossibile, perché quelle costruzioni sono ormai inservibili, non avendo mai avuto manutenzione. Per questo i muri hanno subito delle infiltrazioni che li rendono a rischio di crollo, insomma, sono totalmente inservibili. Negli spogliatoi dello stadio di Giarre sono stati portati via infissi, mattonelle, sanitari e tutto ciò che c’era da rubare.

 

Tra l’altro, c’è un secondo modo per sperperare i soldi pubblici. Talvolta queste cattedrali nel deserto, che nessuno utilizza anche se completate (magari, perché non sono state costruite vie d’accesso) subiscono interventi di manutenzione per migliaia se non milioni di euro. Dunque, si costruisce l’opera inutile, non la si utilizza, si ruba tutto sino al rame. A un certo punto l’amministrazione X si sveglia, fa opere di manutenzione, la re - inaugura, e dopo qualche settimana tutto viene puntualmente rubato, distrutto, cancellato, in attesa della prossima ristrutturazione.

 

Qualcuno potrà dire: va bene, ma almeno l’impresa Y ha lavorato, e ha avuto la possibilità di riassumere lavoratori, ingrandirsi, etc... il problema è anche questo, molte di queste opere non sono state affidate attraverso limpide procedure d’appalto, ma attraverso metodi definibili tranquillamente come mafiosi, perché non importa chi vincerà il bando, poiché a godere di quei soldi saranno sempre le stesse poche “Famiglie” del territorio, impossessandosi con metodi ricattatori dell’opera (inoltre non dimentichiamo che ogni opera pubblica può sempre trasformarsi in un grande bacino di voti). Inoltre quei soldi si potevano utilizzare per costituire del lavoro concreto, stabile, per esempio comprando beni produttivi, formando cooperative, oppure realizzando le idee dei ragazzi del territorio, che vengono puntualmente ignorate.

 

Dunque? Oltre ad accertare e punire i responsabili dello spreco (cosa che sembrerebbe facile, ma non è), occorrerebbe domandarsi cosa possiamo fare di queste opere. Nel 2007 un gruppo di deputati ha presentato una proposta di legge per favorirne «il recupero e il riutilizzo». Il testo prevede l’istituzione di un’anagrafe nazionale delle opere incompiute, aumenti di cubature fino al 30% e incentivi economici per coinvolgere i privati, introducendo il divieto per le amministrazioni di progettare nuovi edifici se prima non completano quelli precedenti. L’idea in effetti potrebbe essere buona, tuttavia se dal 2007 non è stata raccolta, un motivo ci sarà. Non credo troppo alle coincidenze.

 

Vincenzo Maria D’Ascanio

 

mercoledì 1 dicembre 2021

(01 dicembre 1949) Nasce il re del traffico della droga: Pablo Escobar




 

(01 dicembre 1949) Nasceva Pablo Escobar: è stato un criminale colombiano, il più noto e ricco trafficante di cocaina di tutti i tempi. Conosciuto come Il Re della cocaina, è considerato il criminale più ricco della storia, con un patrimonio stimato di oltre 30 miliardi di dollari nei primi anni novanta.

 

Quando il suo impero raggiunse la massima espansione, la rivista Forbes stimava che fosse il settimo uomo più ricco del mondo, controllando l'80% della cocaina del mondo e il 30% delle armi illecitamente circolanti. La sua organizzazione possedeva flotte di aerei, navi, veicoli costosi, così come ricche proprietà e vasti appezzamenti di terreno: le stime indicano che il cartello di Medellín incassasse 25 miliardi di dollari l'anno all’apice della sua potenza (circa 60 milioni di dollari al giorno). Ciononostante Escobar era considerato un eroe per molti abitanti di Medellín, si trovava a suo agio nelle relazioni con il pubblico e riuscì ad accreditarsi la fama di benefattore dei poveri al fine di ottenere consenso politico.

 

Fanatico degli sport, fece costruire stadi di calcio sponsorizzando squadre locali, ma anche scuole e ospedali, tutto per coltivare la sua immagine anche nella veste di "Robin Hood" distribuendo talvolta denaro ai poveri in cambio di fedeltà.

 

Il suo vero volto si poté vedere il 29 Agosto 1989. Un camion-bomba, riempito con mezza tonnellata di dinamite, esplode nel centro di Bogotà, demolendo un edificio di cinque piani e provocando morte e distruzione su un'ampia zona. La responsabilità della bomba (che provocherà 65 morti e più di mille feriti) è imputata immediatamente ai principi del narcotraffico, mentre le FARC (formazioni marxiste – leniniste) l’M19 (socialismo rivoluzionario), sono immediatamente scagionate dal fatto, per altro senza un’inchiesta approfondita.

Sotto la presidenza Betancur è stata addirittura paventata la possibilità della legalizzazione del mercato della droga, e della partecipazione dei boss del narcotraffico alla vita sociale, politica ed economica del Paese. In questa atmosfera nascono partiti politici guidati da narcotrafficanti, come il Movimiento Latino Nacional di Carlos Lehder e Civismo en Marcha di Pablo Escobar, eletto alla Camera dei Rappresentanti. Il loro progetto non ha però successo a causa dell'opposizione dei partiti tradizionali. Il mese successivo sicari del Cartello di Medellin uccidono il Ministro della Giustizia Rodrigo Lara Bonilla.

 

Il governo reagisce proclamando lo stato di assedio a tutto il Paese. Viene inoltre varata una nuova legislazione sugli stupefacenti che dà il via alla prima guerra del governo contro il narcotraffico, con sequestri di beni, aumenti di pene ed espansione del codice penale militare ai delitti legati al traffico di droga. In tutto questo ha un’importanza fondamentale l’intervento degli Stati Uniti.

 

Il gruppo narcotrafficanti che da questo momento porta avanti una guerra contro lo Stato, avrà come suo leader proprio Escobar. Nel 1987 viene estradato Carlos Lehder Rivas, uno dei principali boss del Cartello di Medellín. Nel mese di novembre viene invece catturato Jorge Luis Ochoa, ulteriore alleato di Escobar. Gli Estradabili (così si fanno chiamare i signori della guerra e della droga) ritengono la cattura conseguenza di una soffiata da parte del Cartello di Cali. Benché Ochoa venga in seguito liberato, a partire da questo momento gli Estradabili portano avanti una doppia guerra: da un lato contro lo Stato per ottenere il divieto di estradizione, e dall'altro contro il Cartello di Cali e del suo boss Hélmer "Pacho" Herrera.

 

Tutto questo avviene in una situazione sociale già esplosiva. A metà degli anni Ottanta la Colombia conosce un esponenziale aumento della criminalità e della violenza: bande di narcotrafficanti e di criminali comuni controllano interi quartieri delle principali città e il tasso di omicidi cresce vertiginosamente. La risposta violenta della polizia non fa che aggravare il problema. Un imponente serie di attentati di estende per tutta la Colombia: da Medellin a Bogotà esplodono centinaia di bombe presso locali, banche, sedi governative e delle forza amate. Sono tristemente famose le foto scattate dopo l’attentato del 29 Agosto 1989. Un fiume si sangue inonda la strada, con arti sparsi in tutta la piazza e col conteggio di quasi 70 morti e centinaia di feriti.

 

Dopo intense trattative, allo scopo di evitare l'estradizione richiesta dagli U.S.A., Escobar decide di consegnarsi spontaneamente alle autorità colombiane. Da quel momento viene “incarcerato,” Premio per essersi costituito senza spargimenti si sangue, ottiene “La Catedral,” una residenza di lusso in cui dovrà restare confinato per cinque anni.

 

Naturalmente, la sua prigione non è tale. Non solo perché egli vive in una fortezza con tutti i comfort, ma sopratutto perché Escobar continua a dirigere i suoi traffici, proseguendo la sua lussuosa vita mondana. Nel 1992, contravvenendo ai patti, il governo colombiano decide di trasferirlo in una prigione meno lussuosa e più convenzionale. Venuto a sapere di tale intenzione, Escobar si dà alla fuga. Per la sua cattura vengono impiegati addirittura i Delta Force, il reparto speciale dell'esercito americano, e i Navy Seal, cioè la Marina statunitense.

 

Pablo Escobar muore il 2 dicembre del 1993 a Medellìn, all'età di 44 anni, quando viene localizzato in un quartiere borghese della sua città. Al termine di un inseguimento viene ucciso in una sparatoria, nella quale rimane colpito alla schiena, a una gamba e dietro l'orecchio. “Per me cambia poco come sia morto.” Dirà il figlio, Sebastián Marroquín Escobar, “ma i familiari delle vittime del narcotraffico hanno il diritto di conoscere la verità. Mio padre mi ha sempre detto di aver 15 proiettili nella sua Sig Sauer: 14 per i suoi nemici e uno per sé. Quindi quando ha capito di essere spacciato ha deciso di spararsi all'orecchio destro. Nel rapporto, in cui si parla di un colpo "nella parte superiore del padiglione auricolare destro, con foro di uscita a livello dell'orecchio inferiore sinistro" non viene specificato il calibro del proiettile. Io sono certo che quel colpo è stato sparato da mio padre.”

 

Sa Babbaiola

Le colpe di chi non trova un lavoro ben pagato. Di Elisabetta Piccolotti.


 

Ecco una di quelle che curve che non vengon fuori per caso. Potevano aiutare in maniera proporzionata e progressiva gli uni e gli altri, i lavoratori poveri a meno di mille euro e i quadri a 2700, e invece hanno fatto una scelta piuttosto chiara.

 

L’idea che comunica all’Italia un grafico come questo è che chi non è riuscito a trovare un lavoro ben pagato in fondo non lo meriti. La curva delle nuove agevolazioni irpef dimostra che il Governo ritiene che i lavoratori poveri siano tali per colpa propria e che quindi non siano sufficientemente meritevoli per adeguate agevolazioni fiscali.

 

Perché? Quali ragioni inducono il Governo a valutare in questo modo i percettori di un reddito lordo inferiore ai 20.000/25.000 euro? Vogliamo che il Governo e i parlamentari che voteranno questa finanziaria rispondano a questa domanda, con argomentazioni solide e precise.

 

Ritengono che queste lavoratrici e questi lavoratori siano improduttivi, incapaci di assumersi responsabilità, poco qualificati, assenteisti? O cos’altro? Lo spieghino loro in aula, perché davvero alle latitudini del mondo reale non riusciamo a capirlo.

 

A noi che conosciamo centinaia di giovani precari, anziani sfruttati nei cantieri, donne costrette al part-time, lavoratori sotto-inquadrati, finte partite iva, a noi che sappiamo che il mondo del lavoro attuale è una specie di giungla, a noi sembra non soltanto una clamorosa bugia, ma anche un’inaccettabile ingiustizia.

 

Elisabetta Piccolotti

Sempre più un'Isola per vecchi: si chiude il mese grazie al nonno


 

L'arrembaggio è arrivato con la "quota 100", l'anno scorso, che ha fatto schizzare a 278.020 le pensioni di anzianità e di vecchiaia pagate dall'Inps ai residenti in Sardegna: quelle frutto dei contributi versati quando si era lavoratori attivi. Sono più di tre volte tanto (cinque miliardi) rispetto ai contributi (un miliardo e mezzo) che chi lavora versa e sono più basse, in termini di vil pecunia, rispetto a molte altre regioni: in media, chi ha smesso di lavorare per percepire l'assegno previdenziale nell'Isola, incassa in media 18.475 euro l'anno, quindi (se le mensilità sono 13, ma in qualche caso sono 14) l'importo medio è di 1.421 euro a mensilità.

 

Non male, si dirà, ma si deve tenere conto di due fattori: sono lordi, quindi si devono ancora pagare le tasse, e soprattutto esistono pensioni di tutto rispetto alle quali, ovviamente, la media ne contrappone altre al limite della sussistenza. Se non addirittura sotto.

 

Mantenuti dagli assegni Una cosa è certa: in Sardegna l'Inps è non certo il più grande datore di lavoro, considerato che gli assegni di anzianità e di vecchiaia riguardano chi ha smesso di prestare la propria opera, bensì il più grande dispensatore di redditi. A dirla tutta, non lo è, bensì lo rimane. Considerato che questa situazione si protrae da lungo tempo.

 

Questo la dice lunga non solo sul fatto che le aziende isolane sono piccole rispetto alla media delle aziende del Nord Italia, ma anche che in tante, troppe famiglie, è la pensione del nonno convivente a consentire di arrancare fino alla fine del mese, invece che arrancare senza riuscire a giungere all'ultimo giorno.

 

E proprio il 2020, cioè l'anno della pandemia da Covid che ha ucciso soprattutto anziani quando ancora il vaccino non esisteva, ha visto cadere in ginocchio parecchi nuclei familiari che ospitavano in casa uno o più nonni e, grazie alle loro pensioni, facevano quadrare i conti. E che hanno smesso di farlo, impoverendo così i discendenti.

 

Tanti "trattamenti" Secondo i dati dell'Osservatorio dell'Inps, in Sardegna si erogano ogni mese 643.409 pensioni. Subito un'avvertenza: è il numero dei trattamenti, non dei pensionati, considerato che non di rado una stessa persona percepisce più di un reddito dall'Inps. Per fare qualche esempio, il discorso vale per un coniuge superstite che riceve la propria pensione più la quota di legge di quella del marito, o della moglie, che non c'è più. Ancora: c'è chi percepisce una pensione di invalidità e quella maturata versando i contributi durante la propria fase lavorativa. Secondo le stime dell'Inps, comunque, i titolari di pensione (di qualunque tipo) nell'Isola sono poco meno di 446mila.

 

I dati regionali. La spesa per tutti i trattamenti – di qualsiasi tipo - erogati dall'Inps ai sardi sfonda gli otto miliardi l'anno (per i più pignoli, 47 milioni in più). Le 278.020 pensioni di vecchiaia o anzianità da sole comportano una spesa di 5,137 miliardi l'anno (a fronte di contributi per un miliardo e mezzo). I trattamenti di invalidità a favore di sardi - o meglio, di residenti in Sardegna - sono 47.739 e costano all'istituto di previdenza 635 milioni di euro l'anno (con una media di 12.298 euro l'anno lordi pro capite).

 

Decisamente in numero maggiore le pensioni di tipo assistenziale, che nel 2020 erano 167.859, per un totale che sfiora il miliardo l'anno: 970 milioni di euro. L'importo è da fame, per chi ha maturato solo questa: 5.779 euro lordi l'anno, cioè 444 euro per tredici mensilità. Il ramo sardo dell'Inps spende inoltre un miliardo a 141 milioni annui per pagare le pensioni di reversibilità a 123.854 vedove o vedovi (ed eventuali figli a carico). In media, l'assegno è di 9.210 euro l'anno, cioè 708 euro per tredici mensilità.

 

C'è poi il capitolo dei trattamenti di invalidità dispensati ai residenti nell'Isola: sono 47.792, costano 635 milioni di euro l'anno e ne fruttano (lordi, come sempre) 13.299 ad ogni invalido (1.023 per tredici mensilità). Nella provincia di Sassari si eroga la maggior parte delle pensioni Inps: 79.472. Ma c'è il trucco, e quindi l'inganno: la provincia del Sud Sardegna ha "solo" 58.466 pensionati, ma quelli residenti nell'Area metropolitana di Cagliari sono altri 70.159. Nel Nuorese le pensioni erogate sono 40.346, nell'Oristanese 29.577. E in questa condizione non esattamente da nababbi, una famiglia può fare qualcosa non soltanto se Dio vuole e i carabinieri lo permettono. Occorre anche che il nonno la finanzi.

 

Luigi Almiento

 

Articolo tratto da L’Unione Sarda del 01.12.2021

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Federico Marini

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S’Istoria sarda in limba sarda. Di Francesco Casula.

  In unas cantas pimpirias, in televisione, apo contau s'istoria  sa literadura, sa poesia sarda.  - in sa de tres chistionende de s ...