giovedì 23 settembre 2021

Privato sono gli affari di pochi, pubblico è la salute di tutti. Di Elisabetta Piccolotti.


 7 segnalazioni nel giro di 3 giorni. Decine di persone non riescono in Umbria a prenotare visite specialistiche ed esami importanti attraverso la sanità pubblica.  In un paio di occasioni sono stata fermata per strada da cittadini increduli, un paio le ho in famiglia, tre le ho lette nei post di denuncia dei miei amici su Facebook.

 

Non è normale, o almeno non lo era fino a un paio di anni fa. Non lo era quando per visite di routine le liste di attesa erano molto lunghe, è vero, ma per quelle urgenti invece si trovava sempre posto.  Diciamo la verità: in Umbria la sanità pubblica è stata bombardata dalla destra a favore di quella privata.

 

L’avevano scritto nel loro programma e l’hanno fatto davvero.  Il Covid è stato l’acceleratore perfetto: la scusa c’era ed è stata utilizzata oltre il dovuto. Per un po’ si è trattato solo di andare a fare gli esami nelle cliniche private convenzionate con il pubblico invece che all’ospedale. Oggi si tratta di dover pagare centinaia di euro di tasca propria o aspettare molti, troppi, mesi.

 

In questo modo si nega il fondamentale diritto alla salute per tutti e tutte, anzi lo si garantisce per censo. Sei ricco o hai un’assicurazione? Farai tutti gli esami in pochi giorni. Sei povero o del ceto medio? Aspetti, rinunci, o ti bruci metà dello stipendio.  Una vergogna che in Umbria ci eravamo a lungo risparmiati.  Vorrei tornassimo una terra civile. O almeno ci spero e mi impegno perché sia così.

 

Fa così male dover ammettere con chi incontri per strada che non c’è altra soluzione che protestare, denunciare, fare appelli e aspettare che la maggioranza si renda conto della gravità di quanto sta accadendo e decida di cambiare direzione di marcia.  Privato non è meglio di pubblico. Privato sono gli affari di pochi, pubblico è la salute di tutti. È così lampante che stupisce anche doverlo riaffermare ogni giorno.

 

Elisabetta Piccolotti

 

Green pass, multe per i trasgressori


 

 

Il Green pass arriva in Parlamento. La Camera introduce l'obbligo per i deputati, per tutto il personale e i lavoratori esterni. «Nessun privilegio», dice il presidente Roberto Fico, che a poche ore dall'entrata in vigore del decreto per il "super Green pass" allinea Montecitorio alle norme che dal 15 ottobre si applicheranno in tutti i luoghi di lavoro. Per i parlamentari "no-Pass" sono previste sanzioni, a partire dalla sospensione, e lo stop alla diaria. Il Senato deciderà se - come probabile - adeguarsi il 5 ottobre. Ma l'estensione dell'obbligo di certificato verde continua a suscitare malumori in maggioranza: la Lega, solcata da profonde diversità di vedute al suo interno, torna a disertare il voto alla Camera sul decreto Green pass di agosto, quello che introduceva l'obbligo a scuola e su treni e aerei.

 

I passi. Il testo viene approvato e passa al Senato per un via libera lampo, atteso già nella giornata di giovedì. Ma polemiche e distinguo non accennano a diminuire. Il prossimo step, previsto dallo stesso decreto sul "super Green pass", è la decisione se ampliare la capienza di cinema, teatri, eventi sportivi, sociali e ricreativi, ai quali si accede col pass. Entro il 30 settembre dovrà pronunciarsi il Cts: nelle prossime ore ascolterà il ministro Dario Franceschini, che chiede di «superare» i limiti attuali al 50%. Le Regioni chiedono formalmente al governo di arrivare almeno all'80%, per poi puntare al 100% di capienza. La Lega continua a chiedere di riaprire le discoteche.

 

Il premier Mario Draghi riunirà i ministri per decidere il primo ottobre. Ma gli artisti continuano il loro pressing per il via libera e protestano perché mentre per gli spettacoli restano le limitazioni, ai comizi elettorali si vedono quotidianamente scene di assembramenti. Finisce nel mirino un appuntamento elettorale di Giuseppe Conte, che in un video risponde al cantante Fedez: «Avete ragione, così non va bene, la capienza va portata al 100%». In vista della stagione sciistica arriva intanto l'obbligo di pass sulle funivie, con capienza all'80%. 


Mentre entra ufficialmente in vigore il decreto che prevede che dal 15 ottobre in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati, si entri solo con il certificato verde. Rispetto alle bozze arrivate in Consiglio dei ministri giovedì scorso, il governo lima le sanzioni per chi trasgredisce: chi non entra al lavoro perché sprovvisto di pass è assente ingiustificato e quindi non prende lo stipendio, ma non viene sospeso e non subisce altre sanzioni disciplinari, ad eccezione dei magistrati no-Pass che possono essere sanzionati. Può essere multato fino a 1500 euro chi trasgredisce entrando in ufficio e viene scoperto.

Le amministrazioni pubbliche e i privati hanno tempo fino al 15 ottobre per definire le regole per i controlli interni. Per agevolare i lavoratori vengono estesi anche i tamponi a prezzi calmierati, sia nelle farmacie che nelle strutture sanitarie convenzionate.

 

Le regole. Ma resta il nodo delle regole per lo smart working, per evitare che i no-Vax possano ricorrere al lavoro agile per aggirare l'obbligo. Si tratta comunque di regole molto dure, per raggiungere un obiettivo non di poco conto: vaccinare entro fine ottobre il 90% della popolazione adulta. Negli ultimi sei giorni un effetto si è visto, con quasi 68mila prime dosi al giorno (contro le 62mila della settimana precedente), ma è ancora presto per dire quanto sia forte la spinta. Di sicuro, erano forti le pressioni dell'opinione pubblica - e della gran parte dei partiti - per adeguare il Parlamento alle regole valide per tutti i lavoratori. La Camera è la prima a muoversi: Fico propone alla capigruppo e poi all'ufficio di presidenza di introdurre dal 15 ottobre l'obbligo per tutti coloro che accedono alle sedi di Montecitorio. Per i deputati che forzeranno il divieto o che in Aula stanno senza mascherina si prevedono sanzioni: la sospensione da due a 15 giorni con relativa perdita della diaria, che vale 206 euro al giorno.

Articolo tratto da “L’unione Sarda” del 23.09.2021
 
Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca

 

 

2 Ottobre, 4° edizione "Modas, Abbigliamento tradizionale di Sardegna"


 

 

 

Evento di Ammentos de Ossi-Associazione Culturale Folkloristica Santu Bèrtulu

 

Ossi, Sardegna dalle ore 16:00 (02 Ottobre)

alle ore 20:30 (03 Ottobre)

 

Pubblico

 

Il 2 e il 3 Ottobre, si riparte con "Modas".

Dopo un anno e mezzo di pausa forzata e tralasciando il periodo critico che attraversò il nostro paese con la pandemia, l'associazione culturale folkloristica "Santu Bértulu" con il contributo della Regione Sardegna e il patrocinio del Comune di Ossi e dell'Unione dei Comuni del Coros, riprende il cammino culturale con la 4^ edizione di "MODAS, Abbigliamento tradizionale di Sardegna".


"MODAS" è una mostra etnografica idealizzata e curata da questa associazione per fare conoscere all'intera isola, ad appassionati, ricercatori e studiosi di abbigliamento tradizionale, le peculiarità del percorso evolutivo del "costume di Ossi" con altri centri isolani:
Ossi ( con l'associazione "Santu Bértulu)
Osilo ( a cura di Gianmario Demartis)
Cabras (a cura di Giuseppe Angelo Camedda)
Maracalagonis (con l'associazione" Nostra Sennor'e Itri"


Quest'anno la location sarà di alto livello storico;

l'allestimento avverrà all'interno di una delle sale del Palazzo Baronale di Ossi, edificio seicentesco e tappa dei moti antifeudali.

L'inaugurazione avrà luogo a partire dalle ore 16,00 del 2 Ottobre fino alle ore 20,30.Domenica 3 ottobre, 

invece, l'apertura sarà dalle 8,00_12,30 e il pomeriggio dalle ore 15,00_20,00.
SI RICORDA, SULLA BASE DELLE MISURE DI SICUREZZA E PROCEURE DI CONTENIMENTO SARS-COV-2,L'ACCESSO ALLA MOSTRA AVVERRÀ SOLO CON GREEN PASS O CON UN CERTIFICATO DI TAMPONE Molecolare ESEGUITO ENTRO LE 48 ORE.
Vi aspettiamo!condividete!
Ps: ringraziamo l'amico Cristiano Cani per la grafica

Donne sarde nella storia: fra rivolte antifeudali e sanguinaria repressione dei tiranni sabaudi e ascari locali. Di Francesco Casula.


 

1.La notte di Natale del 1795 a migliaia – 13 mila secondo le fonti ufficiali e secondo lo storico sardo Francesco Sulis, un esercito di contadini armati, proveniente dal Logudoro ma anche dal Meilogu e da paesi più lontani, accorse a Sassari, stringendola d’assedio, pare al canto di Procurade 'e moderare, Barones, sa tirannia di Francesco Ignazio Mannu.

 

Così l’esercito dei contadini, accompagnati - precisa Giuseppe Manno – dalle donne che “in copioso numero erano venute anch’esse a guerra, o per assistere i congiunti o per comunione d’odio”) guidato dal Cilocco e da Gioachino Mundula, costrinse la città alla resa dopo uno scambio di fucilate con la guarnigione. Quindi, mentre il famigerato duca dell'Asinara, il conte d’Ittiri e alcuni feudatari, erano riusciti a scappare precipitosamente in tempo, prima dell’assedio, rifugiandosi in Corsica prima e nel Continente poi, Cilocco e Mundula arrestarono il governatore don Antioco Santuccio e l’arcivescovo Giacinto Vincenzo Della Torre, portandoli a Cagliari verso cui si dirigono con 500 uomini armati.

 

2. - Il 18 luglio del 1796 il villaggio di Bono, che diede i natali a Giovanni Maria Angioy, accerchiato, sotto il comando di Efisio Pintor Sirigu, Guiso, Musso e Fadda, da 900 giannizzeri e 4 cannoni, benché per fortuna evacuato per tempo, fu impunemente devastato, depredato e incendiato Una donna paralitica, Ambrogia Soddu, rimasta lì sola per l'impossibilità di fuggire, fu barbaramente seviziata (le strapparono le mammelle) violentata e uccisa dopo averne saccheggiato la casa.

 

3. Verso le sette del mattino del giorno 6 ottobre 1500 uomini armati mandati da Sassari dal Conte di Moriana (fratello minore di Carlo Felice) si mossero verso Thiesi, paese simbolo della lotta antifeudale Il paese, difeso da 800 uomini, si preparò ad impedire il saccheggio con ogni mezzo. Le truppe inferocite si scagliarono contro i trinceramenti tiesini. Le truppe regolari cessata la resistenza si ritirarono verso Sassari lasciando però il paese in mano ai banditi arruolati per l’occasione, i quali sfondarono gli usci delle case, razziarono tutto ciò che era possibile razziare, usarono violenza sulle donne che cercarono di difendersi con bastoni e spiedi arroventati.

 


   Francesco Casula

Storico e saggista della cultura sarda.

(23 settembre del 1985) Viene ucciso a Napoli il giornalista Giancarlo Siani


(23 settembre del 1985) Viene ucciso a Napoli, dal clan camorrista dei Nuvoletta, il giornalista Giancarlo Siani. Giovane cronista di 26 anni, Siani denuncia dalle colonne del Mattino di Napoli l’attività di alcune cosche criminali e la loro espansione economica ottenuta sfruttando gli intrecci politica-camorra in modo da usufruire dei miliardi devoluti alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. Marco Risi gli ha dedicato il film «Fortapàsc».

 

Aderente alla sinistra studentesca e fin dal liceo interessato alle problematiche dell’emarginazione sociale come area di reclutamento di manodopera per la criminalità organizzata, durante gli studi universitari ha iniziato la collaborazione con alcuni periodici napoletani, lavorando nella redazione dell’Osservatorio sulla Camorra e quindi come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino. Attento osservatore del fenomeno della camorra, che ha indagato con inchieste sul contrabbando di sigarette e il traffico di stupefacenti, ha maturato attraverso tali esperienze una coscienza civile che lo ha spinto a denunciare l'espansione dell'impero dei boss locali e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto politico in merito alla gestione del territorio di Torre Annunziata. L’uccisione di Siani, per la quale sono state condannate in via definitiva sei persone tra mandanti ed esecutori, sembra essere stata decisa dalla camorra a seguito della pubblicazione di un articolo in cui il giornalista aveva smascherato scontri e alleanze tra clan, rivelando inoltre alcuni tradimenti al codice d'onore camorristico.

 

Il 15 aprile del 1997 la seconda sezione della corte d'assise di Napoli condannò all'ergastolo i mandanti dell'omicidio (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappucci e Armando Del Core). In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che però dispose per Valentino Gionta il rinvio ad altra Corte di Assise di Appello: si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre del 2003 l'ha di nuovo condannato all'ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto.

 

Nel 2014 un libro-inchiesta del giornalista napoletano Roberto Paolo ha sollevato dubbi sui reali esecutori dell'omicidio e ha indicato i nomi di altri mandanti ed esecutori. Sulla base di queste rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull'omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock. Il fratello di Siani, Paolo, unico rimasto in vita della famiglia Siani, ricorda il fratello come un ragazzo carismatico, capace di grandi sacrifici, ma anche come una persona solare, pronta a dare sostegno; e in un'intervista egli afferma:

« Di noi due, insieme, conservo l'immagine di una giornata a Roma, a una marcia per la pace. Io col gesso che gli dipingo in faccia il simbolo anarchico della libertà. E lui che mi sorride. »


mercoledì 22 settembre 2021

La manifestazione di Venerdì


 

La manifestazione di venerdì «Non si cavalchino i problemi» Comitati e associazioni saranno a Cagliari venerdì per rivendicare il diritto alla salute e difendere la sanità pubblica. Ieri il presidente della Regione ha giocato d'anticipo illustrando i nodi del sistema sardo, ma anche le azioni messe in campo per scioglierli. «Vorrei che ai sardi fosse ben spiegato che la situazione della sanità non è fuori controllo». Il governatore dice di voler «evitare che si creino tensioni istituzionali e sociali amplificate mediaticamente: la mia preoccupazione è che, davanti a una situazione che ha bisogno di un senso di responsabilità diffuso tra tutti gli attori sociali, ci sia invece il tentativo di alimentare uno scontro».

 

«No ai conflitti» Christian Solinas non nega l'esistenza di problemi, ma «oggi sentiamo l'esigenza di ricordare che serve una leale collaborazione tra istituzioni, affrontiamo una stagione complessa a causa di una pandemia alla quale nessuno nel mondo era preparato, e l'obiettivo di tutti è garantire una sanità pubblica ai cittadini». E tutto questo «non può risolversi in una dinamica conflittuale tra la Regione e i tanti comitati che nascono come se non avessimo a cuore la soluzione di questi problemi, o ci fosse bisogno di una mobilitazione popolare per sollevare un tema già oggetto di provvedimenti già adottati o in fase di adozione».

 

Oltretutto, «questa tendenza a cavalcare problemi che esistono, come la carenza di medici, ha l'effetto di rendere alcune sedi periferiche poco appetibili nella percezione del personale chiamato a ricoprire quei ruoli: se tutti dicono che nel Mandrolisai la sanità è un disastro, nessun medico in graduatoria ci vorrà andare. Abbiamo medici che non di rado rifiutano l'assegnazione o si dimettono». Invece, conclude, «è nostra responsabilità costruire un clima di serenità».

 

«Futuro immaginario» In serata è arrivata una nota durissima firmata dal gruppo dei Progressisti in Consiglio regionale. «Il presidente della Regione racconta di un sistema sanitario che evidentemente non riguarda la Sardegna ma è tutto proiettato verso un futuro immaginario, ma che non dà risposte ai problemi che ogni giorno affrontano medici, personale sanitario, pazienti e familiari». Secondo i consiglieri dell'opposizione, «tutte le criticità non possono essere derubricate con il tentativo, da parte dei comitati che da mesi portano avanti rivendicazioni sancite dalla Costituzione, di creare una dinamica conflittuale».

 

Piuttosto, «farebbe bene, il presidente, ad ascoltare gli allarmi che da tempo arrivano da tutta la Sardegna». Quanto all'emergenza Covid, è vero che non era prevedibile, «è però utile ricordare al presidente di essere stato l'unico al mondo, nel pieno di una pandemia, a voler approvare una riforma sanitaria che ha di fatto paralizzato l'intero sistema regionale».

 

La mozione. Sempre i Progressisti, con una mozione di Laura Caddeo, ricordano che tra i territori più colpiti dalla disorganizzazione del sistema ospedaliero c'è la Barbagia-Mandrolisai con il suo principale presidio sanitario, l'ospedale San Camillo di Sorgono: «Chiediamo al presidente della Regione e al suo assessore di intervenire subito per assicurare l'erogazione dei livelli minimi assistenziali». Roberto Murgia

 

Articolo da “L’Unione Sarda” del 22.09.2021
Federico Marini
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martedì 21 settembre 2021

La sostituta Boi ha aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato. Accertamenti sulle segnalazioni relative all'acquisto di un immobile. Esposti sulla villa di Solinas. Ora indaga la Procura


 

 

La villa da 543 metri quadrati di coperto acquistata a Cagliari per un milione e centomila euro dal presidente della Regione Christian Solinas è al centro di un'inchiesta che il procuratore capo facente funzioni Paolo De Angelis ha affidato due mesi fa alla sostituta Maria Virginia Boi. Nessuna ipotesi di reato e nessun indagato: il fascicolo è iscritto al modello 45 ed è la conseguenza inevitabile di una serie di esposti anonimi arrivati all'ufficio del procuratore in cui la vicenda della compravendita dell'immobile viene illustrata con una serie di documenti.

 

A fianco della villa, nell'area del giardino in cui i precedenti proprietari avevano fatto realizzare una grande piscina, è in fase di costruzione una palazzina di quattro piani con vista sullo stagno di Molentargius e sul mare del Poetto che non apparterrebbe a Solinas. La Procura intende verificare la legittimità paesaggistica dell'intervento edilizio e i vari passaggi finanziari che hanno preceduto l'acquisto della villa e la supposta cessione dell'area destinata alla palazzina da parte del leader sardista.

 

La costruzione del nuovo edificio, per quanto di forte impatto visivo in un'area delicatissima, risulterebbe regolare perché autorizzata in base alla leggina regionale che gli ambientalisti hanno chiamato polemicamente «scempia stagni». Mentre per quanto riguarda l'operazione finanziaria, secondo il Fatto Quotidiano Solinas avrebbe ottenuto dal Banco di Sardegna, la tesoreria della Regione, un mutuo di 880 mila euro dopo aver ceduto all'imprenditore Roberto Zedda, editore di Youtg.net e fornitore di numerosi servizi per la Regione, alcuni ruderi a Santa Barbara (Capoterra).

 

Il 4 novembre 2020 Zedda avrebbe versato con due assegni in successione la caparra confirmatoria di 200 mila euro stabilita nel preliminare, con l'impegno a corrispondere altri 50 mila euro, senza però chiudere l'affare con il pagamento della differenza e col rogito notarile, che non risulterebbe registrato.

 

L'interrogativo riguarda il destino della caparra: è stata restituita all'imprenditore o Solinas l'ha trattenuta secondo contratto?, Accertare per via giudiziaria questo passaggio potrebbe essere necessario per spiegare l'anomalia legata all'importo della caparra - 250 mila euro su un totale di 550 mila, di norma si versa una percentuale minima - e sgomberare il campo dalle voci incontrollate che i servizi del Fatto hanno sollevato.

 

Resterebbe in ogni caso da chiarire, almeno sotto il profilo dell'opportunità politica, perché Solinas abbia ceduto i ruderi di Santa Barbara, acquistati nel 2002 per 40 mila euro, a un imprenditore impegnato in diversi lavori per la Regione e considerato vicino al suo consigliere personale Nanni Lancioni. A indagare sarà la Guardia di Finanza. (m.l)

 

Articolo tratto da “La Nuova Sardegna” del 21.09.2022
 
Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca

 

S’Istoria sarda in limba sarda. Di Francesco Casula.

  In unas cantas pimpirias, in televisione, apo contau s'istoria  sa literadura, sa poesia sarda.  - in sa de tres chistionende de s ...