mercoledì 24 novembre 2021

(24 Novembre 1963) Jack Ruby uccide Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di JFK


 

(24 Novembre 1963) in seguito al suo arresto, determinato dall’accusa di aver assassinato il Presidente degli Stati Uniti D’America John Fitzgerald Kennedy, nei sotterranei della centrale di polizia di Dallas, mentre veniva trasferito alla prigione della contea Lee Harvey Oswald fu ucciso da Jack Ruby, che dichiarò di aver agito per vendicare la morte di Kennedy. Tuttavia Ruby era membro della mafia italoamericana, e ciò diede adito alla teoria del complotto, secondo cui occorreva bloccare possibili rivelazioni di Oswald, che in realtà sarebbe stato un agente segreto con ruoli riconosciuti anche nell'IDEA, poi richiamato in patria per infiltrarsi tra gli esuli cubani, che accusavano Kennedy di non aver intrapreso l'operazione "Mangusta" (piano d’invasione dell’isola cubana). In realtà, questa fu bloccata in seguito agli accordi stillati dalla crisi dei missili, che vedava contrapposti gli USA all’URSS

 

Lee Harvey Oswald fu arrestato a pochissime ore dall’attentato. Oswald secondo alcune fonti sarebbe stata quasi una figura da romanzo. Dopo aver militato nel corpo dei Marines fu scelto per diventare una spia da inviare in Unione Sovietica. Dimessosi (apparentemente improvvisamente e senza ragioni) dal corpo, partì alla volta dell’U.R.S.S. e ottenne l’asilo politico. Fu assunto in una fabbrica e qui sposò Marina, una ragazza russa che lavorava nella sua stessa fabbrica.

 

Quando ritornò negli U.S.A. le cose non andarono come lui si aspettava: stranamente nessuno voleva riconoscergli il ruolo di spia. A questo punto si trasferì con tutta la famiglia a Dallas, e continuava a fare del proselitismo per i movimenti comunisti. A questo punto la vita di Oswald cominciò ad essere frenetica e apparentemente senza dei punti di riferimento: da una parte dava volantini a favore del comunismo e di Castro, dall’altra parte frequentava gli esuli anticastristi che naturalmente si organizzavano, con l’aiuto della CIA, per invadere CUBA (a tal proposito possiamo ricordare l’operazione Mangusta). Improvvisamente ritroviamo Oswald su quella torre, deciso ad assassinare un Presidente che aveva dialogato con l’URSS, intendeva ritrare le truppe dal Vietnam e allo stesso tempo cercava il dialogo anche con fidel castro.

 

In base ai risultati della “Commissione Warren” sull’assassinio del Presidente degli Stati Uniti, questa stabilì che JKK fu ucciso dal fucile imbracciato da Lee Harvey Oswald. Lo scetticismo con cui l’opinione pubblica mondiale accoglie i risultati, costringono il presidente Ford a nominare una seconda commissione. Nel 1976, la “United States Select House Committee on assasinations,” ipotizzerà che Oswald abbia fatto parte di una più vasta cospirazione, composta da membri non individuabili.

 

In due interviste, nel 1994 a Bob Vernon e nel 2003 a Jim Marrs e Wim Dankbaar, un certo James Files, mafioso informatore della CIA, rivelò di essere il vero cecchino dell'attentato a Kennedy insieme a Charles Nicoletti, un altro mafioso italo-americano. Secondo questa poco credibile versione, lui si sarebbe appostato sulla collinetta di Grassy Knoll, mentre Nicoletti era al quinto piano del Dal-Tex Building (il deposito di libri da dove sparò Oswald). L'operazione Kennedy sarebbe stata pianificata dalla CIA e dal boss della malavita di Chicago Sam Giancana. Lee Harvey Oswald faceva parte del progetto, ma come capro espiatorio.

 

Nel 2004 arrivarono altre due testimonianze: quella E. Howard Hunt e quella di Madeleine Duncan Brown. Il primo registrò un nastro audio e la seconda un video che combaciano su molti punti e avvalorerebbero la tesi complottista. Howard Hunt, un agente della CIA, imputato anche nel caso Watergate, fece la sua confessione al figlio in punto di morte, dandogli la sua testimonianza in una traccia audio.

 

Nelle sue rivelazioni l'ex agente segreto fa i nomi di Mary Pinchot Meyer e altri nomi di numerosi individui con legami diretti o indiretti con la CIA. Tutti avrebbero avuto un ruolo nell'omicidio Kennedy: addirittura il vicepresidente (poi eletto presidente) Lyndon B. Johnson, futuro Presidente USA. Questo non approvava la decisione di Kennedy di voler ritirare le truppe dal Vetnam, anche perché questa decisione avrebbe compromesso i suoi affari con l'industria delle armi. Ad avvalorare le dichiarazioni di Hunt (e, quindi, la sua presenza in Dealey Plaza il giorno dell'assassinio di Kennedy), è la stretta somiglianza con uno dei tre vagabondi fermati subito dopo l'omicidio di Kennedy e poi rilasciati.

 

Sempre recentemente, l'ex amante di Lyndon Johnson, Madeleine Duncan Brown, in una intervista video ha rivelato di aver saputo del complotto il giorno precedente al delitto e che Johnson ne faceva parte. Una seria indagine fu quella del procuratore di New Orleans Jim Garrison, che contestò il verdetto della commissione Warren (La sua storia fu raccontata da O. Stone nel film JFK, un caso ancora aperto). Harrison dimostrò che tutti i componenti della Commissione Warren erano legati alla CIA ed agli ambienti militari. Inoltre dimostrò con certezza che gli spari su Kennedy giunsero da tre posizioni diverse, è soprattutto che E.L. Oswald non poteva colpire il Presidente da quella distanza, anche perché coperto degli alberi.

 

Indubbiamente la morte di Kennedy faceva comodo a molti, alla CIA, alla mafia, a chi voleva bloccare la sua politica antirazziale, all'FBI, ai ricchi produttori di armi. È certo, comunque, che il successore di Kennedy cambiò radicalmente linea politica di JFK, continuando il lavorio anti Fidel Castro, interrompendo qualsiasi dialogo con l'URSS, continuando la guerra in Vietnam, lasciando in pace la CIA ed i banchieri statunitensi.

 

Quando lo "spettro" di un nuovo Kennedy, Bob, si riaffacciò sulla scena della carica presidenziale, un nuovo omicidio chiuse la vicenda. Ritornano alla mente le parole pronunciate da John Kennedy in un incontro pubblico: "Chi ha cercato stupidamente di ottenere il potere cavalcando la tigre ha finito per esserne divorato." E JFK, che cercò di domare quelle tigri che volevano conservare il proprio potere, finì sbranato


Sa Babbaiola


VIA I SAVOIA! La decisione di far “sloggiare” Margherita di Savoia dalle strade di Bonorva. La bocciatura di Prefetto e Soprintendente. Di Francesco Casula.


 Il ricorso al TAR Sabato scorso, Massimo D’Agostino, recentemente confermato sindaco di Bonorva, ha partecipato alla 148° Presentazione di “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”. Intervenendo nel dibattito ha ricordato e ricapitolato la vicenda della decisione dell’Amministrazione comunale, nella passata Consiliatura, di dedicare la via attualmente intitolata a Margherita di Savoia, a Virgilio Tetti, studioso, ex sindaco del paese e cittadino illustre.

 

Decisione dell’Amministrazione “bocciata” dal Prefetto ma contestata dall’Amministrazione stessa e ora affidata alla valutazione del TAR, da cui a Bonorva attendono l’esito del ricorso. Queste le motivazioni, espresse dal soprintendente di Sassari, cui il Prefetto si era rivolto per un parere, in base a un Decreto monarchico fascista ma ancora in vigore (Regio Decreto n° 1158 del 1923) :”Si stravolgerebbe un presunto equilibrio toponomastico e urbanistico basato sul fatto che la via è situata nel centro storico di Bonorva, nei pressi della chiesa parrocchiale e della Piazza Santa Maria; al capo opposto della piazza, rispetto alla via Regina Margherita, si pone Corso Umberto I, che prosegue poi con Corso Vittorio Emanuele III.

 

È evidente che tale rispondenza non è casuale dal momento che Umberto I e Margherita di Savoia regnarono insieme sino al 1900, anno in cui Umberto venne assassinato, e prese il suo posto appunto il figlio Vittorio Emanuele III. La disposizione delle due vie alle estremità opposte della piazza sulla quale si affaccia la Parrocchiale – prosegue la nota – dimostra la chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico e quello religioso, lo Stato e la Chiesa”.

 

 

Dopo queste precisazioni, dal Soprintendente arriva anche una difesa d’ufficio dei Savoia stessi: “Non va trascurato che, fermo restando il giudizio storico sulla famiglia reale italiana, Margherita di Savoia fu tuttavia una figura particolarmente cara alle popolazioni locali, nonché un personaggio che ebbe con la Sardegna particolare legame, dal momento che fu in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina”.

 

Bene dico io. Ma chi può riferire a Bruno Billeci e al Prefetto che siamo in uno Stato repubblicano, fin dal 1946? E per di più laico? E quindi parlare di equilibrio urbanistico, fra Monarchia e Chiesa è per lo meno fuori luogo e fuori tempo massimo? E ancora: chi può rammentare a Billeci che siamo nel 2021 e «il potere» di opporsi alla volontà popolare degli abitanti di Bonorva gli deriva dal Regio Decreto n° 1158 del 1923, firmato da Vittorio Emanuele III. (alias Sciaboletta), figlio della Margherita di Savoia di cui si chiede la rimozione della Via a lei dedicata?

 

In merito poi a Margherita di Savoia non si tocca perché “particolarmente cara alle popolazioni locali”. C’è da chiedersi: in virtù di quali azioni e comportamenti? Da quali misteriosi archivi ha tratto questo suo giudizio? La storia ci dice ben altro: fu un personaggio nefasto per la Sardegna (e l’Italia tutta): profondamente reazionaria, fu una nazionalista convinta e sostenne la politica imperialista e coloniale delirante di Francesco Crispi. Come sostenne la repressione delle rivolte popolari, specie quelle avvenute nei moti di Milano del 1898 (8 e 9 maggio), quando le truppe del generale Fiorenzo Bava Beccaris, con i cannoni, spararono sulla folla inerme uccidendo 80 dimostranti e ferendone più di 400.

 

Il re Umberto I (suo marito), ribattezzato dagli anarchici Re mitraglia, forse per premiare il generale stragista per la portentosa «impresa» non solo lo insignì della croce dell’Ordine militare di Savoia ma in seguito lo nominerà senatore! Ma non basta. Sosterrà le scelte più nefaste e infami del figlio Sciaboletta (alias Vittorio Emanuele III) e fu una convinta sostenitrice del Fascismo. Per l’esimio soprintendente fu “cara alle popolazioni locali”! Un altro grande merito della Regina Margherita, sarebbe stato, sempre a parere del Soprintendente, quello di essere stata “in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina”.

 

Capperi! Bel merito! Si tratta di una delle famiglie «nobili» sarde più ascare, più corrive e complici con tutte le politiche di sfruttamento e di repressione dei tiranni sabaudi. Dei ricchissimi Marchesi di Villamarina, baroni di Quartu e signori dell’Isola Piana, ricordo un famigerato discendente,Giacomo Pes di Villamarina, vissuto fra il 1750 e il 1827. Fu colonnello, comandante della Piazza militare di Cagliari, intimo amico di Carlo Felice e capo riconosciuto della reazione ai moti antifeudali e antipiemontesi, che volle reprimere con inaudita e burocratica ferocia.

 

Francesco Casula

Storico e saggista della cultura sarda.

 

Sotterranei e misteri della Marina


 


Piazza Costituzione

Evento di I Sentieri Delle Janas

Piazza Costituzione

Durata: 2 h

Pubblico  · Chiunque su Facebook o fuori Facebook

 

Durante questo percorso visiteremo la Passeggiata Coperta del Bastione, la galleria dello sperone e altri luoghi sotterranei cui si legano curiosità e leggende. Marina è tra i più antichi quartieri di Cagliari e nel corso dei secoli i suoi vicoli e i suoi palazzi sono stati testimoni di fatti e avvenimenti di cui sembrano mantenere memoria ancora oggi. Logge Massoniche, Necropoli romane profanate, antichi cimiteri, streghe, entità e spettri da un passato lontano...
Di questo e molto altro parleremo in questo tour, per passeggiare e conoscere la storia segreta e meno nota di questo quartiere.


EVENTO A NUMERO CHIUSO


PER PARTECIPARE È NECESSARIO PRENOTARE per info e prenotazioni potete contattarci al 3494932296 o inviare un messaggio alla pagina Facebook.


Appuntamento in piazza costituzione ai piedi della scalinata del Bastione di S. Remy almeno dieci minuti prima dell'inizio della visita. Si raccomanda massima puntualità.
contributo 13€ a persona comprensivo di ticket di ingresso alla passeggiata coperta e alla cripta.

Col nuovo green pass limiti ai non vaccinati. La Regione Sardegna in prima linea nel sostenere misure più restrittive. Oggi dovrebbe arrivare il via libera dal Governo: ecco le nuove regole


 

 

Tutti d'accordo: anche la regione Sardegna ha sposato la linea passata all'unanimità e sottoposta al Governo. Il super green pass si deve fare perché è utile, anzi necessario. E proprio la Regione sarda sarebbe stata tra le più convinte sostenitrici di una linea che ha soprattutto l'obiettivo di scongiurare altre chiusure. «È giusto, anzi si sarebbe dovuto fare prima», trapela da fonti della Regione. «La posizione è condivisa da tutti i governatori - ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, il leghista Massimiliano Fedriga -. Poi ci sono due sfumature differenti: chi vorrebbe da subito le misure differenziate per vaccinati e non in zona bianca, chi invece, ed era la mia proposta su cui abbiamo intavolato la discussione, vorrebbe dire che se c'è un cambio di colore ragioniamo su una maggior apertura per i vaccinati».

 

Le nuove regole. La nuova stretta per contenere la quarta ondata del Covid sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di oggi. Al provvedimento stanno lavorando i tecnici di palazzo Chigi e dei ministeri interessati, con diverse misure e livelli d'intervento. Le Regioni, compresa la Sardegna hanno chiesto un "doppio binario per il green pass": un certificato che consente a chi si è immunizzato di continuare a usufruire di ogni attività sociale e ricreativa e un altro per chi ha scelto di non vaccinarsi, che permette solo l'accesso ai luoghi di lavoro e ai servizi essenziali.

 

Su quali siano le condizioni in cui scatta il super green pass la posizione dei presidenti non è però unanime. Alcuni di loro hanno chiesto che le limitazioni per i non vaccinati siano operative già in zona bianca. Altri invece spingono affinché le misure scattino dalla zona gialla o arancione, dove sono previste alcune limitazioni. Su questo aspetto ci sono quindi ancora delle incertezze. Non ce ne sono, invece, sulla riduzione da 6 a 5 mesi dell'intervallo tra la conclusione del ciclo vaccinale e la terza dose.

 

Tra i provvedimenti annunciati e dati per certi, c'è anche la riduzione della durata del green pass, che passerà da 12 a 9 mesi, anche se alcuni nella comunità scientifica spingono per una durata di 6 mesi. Sembra scontato anche l'obbligo della terza dose per i sanitari e il personale delle Rsa. Tra gli esperti si discute anche della possibilità che l'obbligo sia esteso ad altre categorie, in particolare quelle più esposte al contatto con il pubblico: forze di polizia, dipendenti della pubblica amministrazione, professori. Infine, dibattito aperto anche sulla validità della durata dei tamponi. Tra la comunità scientifica c'è chi sostiene che debba essere ridotta poiché i risultati non garantiscono il 100% di attendibilità: da 48 a 24 ore per i test antigenici e da 72 a 48 ore per quelli molecolari.

 

Vaccini over 40. È il turno degli over 40 per la dose "booster" anti covid-19 che, da oggi potranno registrarsi nella piattaforma Poste per prenotare la terza dose di vaccino negli hub regionali. Dalle 12 saranno aperte le prenotazioni per la dose booster. Per coloro che hanno ricevuto la seconda dose da 6 mesi (180 giorni, anche se a breve sarà possibile vaccinarsi anche solo trascorsi 150 giorni), la prima data disponibile sarà già dal 25 novembre 2021. «La corsa all'immunizzazione continua in un momento invernale che è, come l'anno scorso, critico- commenta Massimo Temussi -. È fondamentale andare a vaccinarsi, è l'unico modo che abbiamo per passare questa ondata limitando i contagi al minimo. Stiamo adeguando tutti gli hub regionali -conclude il commissario straordinario di Ats Sardegna - per procedere in maniera spedita a inoculare le dosi booster e garantire, così, la tutela della salute di tutti.

 

L'appello agli ultra quarantenni è di vaccinarsi per la terza volta non appena trascorso il tempo previsto dalla seconda dose». Si raccomanda, ancora una volta, di prenotare la dose booster tramite la piattaforma di Poste ( On line dal sito https://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it, presso gli Atm degli uffici postali, tramite il call center 800 009966 attivo tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 o tramite i Portalettere) per evitare inultili file o assembramenti.

 

Articolo tratto da L’Unione Sarda del 23.11.2021   

Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

martedì 23 novembre 2021

Reddito di cittadinanza: necessario sin quando non c’è lavoro. Di Elisabetta Piccolotti.


 

È davvero triste dover leggere le parole sconsolate di Chiara Saraceno, autorevolissima sociologa, Presidente del “Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza” voluto dal Governo. “Non pensavo che il governo prendesse in considerazione tutte le criticità rilevate dal comitato. - dice in un’intervista di Felice Florio per Open - Ma almeno devono spiegarci perché hanno detto “no” a tutto.

 

Soprattutto, trovo deprimente che il governo continui ad avallare la narrazione che i percettori del reddito rifiutano il lavoro e preferiscono restare a casa, oppure che vengano inaspriti i controlli per limitare i cosiddetti “furbetti”.

 

Se agisce solo su questi due fronti, vuol dire che non tiene conto del dato empirico più importante: l’offerta di lavoro è scarsa, praticamente assente per i beneficiari del reddito di cittadinanza. È questo che mi turba come cittadina oltre che come presidente del comitato.

 

Spero che il governo, il parlamento e i partiti abbiano la volontà politica di cambiare la rotta del reddito. Mi auguro che vedano, studino e prendano minimamente sul serio il lavoro di un comitato scientifico».

 

I tecnici? Evidentemente Draghi ascolta e considera solo quelli che gli fanno comodo. Se un tecnico difende con le sue analisi la parte più debole della società, allora poco importa che si chiami Tridico (come il Presidente dell’Inps) o Saraceno: per loro solo silenzio ed esibita indifferenza.

 

Di Elisabetta Piccolotti


 

Muore Freddie Mercury, front man dei Queen. Di Vincenzo Maria D'Ascanio


 


(23 Novembre 1991) Con questo annuncio il cantante del celebre gruppo “Queen” fa sapere al mondo di essere affetto dall’AidS, la malattia da immuno deficienza acquista. Il 24 Dicembre morirà tra le lacrime dei suoi milioni di fans, che hanno imparato ad amare tanto il suo genio musicale, quanto l’originalità della sua vita.

 

Freddie Mercury era nato a Farrock Bulasara (Zanzibar) il 5 Settembre del 1946 da una famiglia di origine Parsi. La sua famiglia fuggì in seguito alla rivoluzione e andò a trasferirsi in Inghilterra. Mercury coltiva la sua passione della musica da autodidatta, rendendosi immediatamente conto di avere una voce senza eguali. Per sbarcare il lunario faceva i lavori più umili e pesanti, tra cui scaricare verdura al mercato del Middlesex, a londra. Tuttavia la svolta arriva quando incontra il gruppo degli “Smile,” che da tempo seguiva nei locali della capitale inglese.

 

Il cantante si unisce agli “Smile” dove suonava uno dei chitarristi più celebri della storia della musica: Brian May, ma Freddie diventa immediatamente leader del gruppo, senza la necessità che la chiedesse. La sua incredibile voce, unità alla performance sul palco, lo rendevano assolutamente unico. Dopo qualche mese decise di cambiare il nome “Smile” in “Queen,” e il successo non tardò ad arrivare. In particolare con l’album “At night at the opera” i Queen raggiungono il successo mondiale, in particolare con la canzone “Bohemian Rhapsody,” in cui video contribuirà non poco a rendere popolare la band.

 

“Bohemian Rhapsody,” fu soltanto il primo di tanti successi su scala planetaria, e cominciarono anche i famosi concerti allo stadio di Wembley. Tra i tanti possiamo ricordare 'Somebody to Love' a 'The Show Must Go On' passando per l'inno 'We Are the Champions', 'Don't Stop Me Now', 'Bicycle Race', 'Love of my Life', 'We Will Rock You', 'Another One Bites the Dust', 'Radio Ga Ga' e 'A Kind of Magic', senza dimenticare la collaborazione con David Bowie nel 1981 con 'Under Pressure'.  

 

Nel frattempo qualcosa nella vita di Mercury si stava spezzando. Pur avendo frequentato per gran parte della gioventù unicamente le donne, comincia le frequentazioni con gli uomini (dove il rischio di contagio è molto più alto rispetto al rapporto uomo/donna). Le feste a casa sua sono continue, e si concludevano sempre con delle orge, proprio mentre l’AIDS stava cominciando a galoppare in Inghilterra come in tutto il mondo. Purtroppo Mercury non utilizzava le necessarie protezioni.

 

La morte di uno dei suoi innumerevoli amanti (Nikolai Grishanovich) portò i suoi amici e stretti collaboratori ad avere la quasi automatica certezza che anche Freddie avesse contratto il virus. La notizia trapelò anche tra la stampa inglese, e il cantante, per sfuggire ai pettegolezzi, si trasferì a Montreaux, in un’abitazione collocata in riva a un bellissimo lago. Sembra che proprio in questo luogo, i Queen abbiano inciso il loro ultimo capolavoro “Innuendo.” In questo periodo mercury era assalito da una febbrile voglia di lavorare, forse cosciente che non aveva più molto tempo a disposizione. Ormai il fisico scattante e muscoloso di un tempo aveva lasciato posto a una figura smunta, incredibilmente dimagrita, che lo costringeva a muoversi grazie alle stampelle.

 

Tutto questo lo si può chiaramente comprendere nel video della canzone “These Are the Days of Our Lives,” girato per altro in bianco e nero per far apparire meno evidenti i segni della malattia, che cominciavano a deturpargli la pelle. Tuttavia mercury continuava instancabilmente a lavorare, e i suoi partener dovevano addirittura faticare per reggere i suoi ritmi. Quando il cantante registrò “Mother love,” dovette farlo in sedia a rotelle, talmente grande era la debolezza.

 

Mercury rientrò a Londra a fine giugno per stare vicino ai suoi cari, con le sue condizioni di salute che si aggravarono. Negli ultimi giorni Mercury perse la vista e la propria condizione fisica peggiorò a tal punto che non riuscì più ad alzarsi dal letto; decise così di non assumere più farmaci, ma solo antidolorifici. Il 22 novembre 1991, consapevole del suo stato terminale e della grande attenzione mediatica a lui dedicata, il cantante convocò nella sua casa Jim Beach, manager dei Queen, per redigere un comunicato ufficiale che venne consegnato alla stampa il giorno dopo.

 

A poco più di ventiquattr'ore dal comunicato, alle 18:48 del 24 novembre 1991 Mercury morì all'età di 45 anni nella sua casa di Logan Place. Secondo le sue ultime volontà, Mercury fu cremato e le sue ceneri affidate a Mary Austin, che le conservò per circa due anni e poi le sparse nel luogo scelto dal cantante.

 

Vincenzo Maria D’Ascanio.

 

 

Aumentano i positivi a Carbonia


 


Salgono a 79 i casi di positività al Covid-19 a Carbonia. In leggero aumento anche il numero delle persone in isolamento domiciliare che arriva a 137. Cresce l'allarme in città e, in attesa che apra il centro vaccinale (a dicembre) tanti sperano che l'ordinanza emanata dal sindaco sia sufficiente a mantenere alto lo stato d'allerta». L'attenzione. La città conta casi positivi al Covid-19 pari a quelli della città di Cagliari ma con meno di un quinto degli abitanti. Ecco perché le nuove restrizioni vengono viste dai più come assolutamente necessarie.

 

 

Soprattutto i locali come bar e ristoranti si sono dovuti adeguare alla nuova ordinanza restrittiva e hanno ripreso a registrare i dati degli ingressi che potranno servire in caso di nuovi contagi: «All'ingresso del locale facciamo entrare solo 29 persone e abbiamo limitato il numero delle sedie all'esterno – spiega Alessandro Puddu, titolare di un locale in centro – il nostro personale verifica i green pass ma una volta fuori dal locale i ragazzi non si curano del distanziamento. I contagi avvengono fuori dai bar». Nel weekend le forze dell'ordine hanno effettuato diversi controlli e altri seguiranno nei prossimi giorni.

 

Le persone fermate sono state richiamate all'ordine ed invitate ad indossare le mascherine e a mantenere il distanziamento: «Dopo 21 mesi di restrizioni siamo preoccupati per un'ipotetica nuova fermata, fosse anche solo parziale – dice Maxwell Frongia, ristoratore – non vogliamo vanificare questi mesi di sacrifici, siamo tutti chiamati a rispetto delle regole. Qua diamo lavoro a 13 famiglie del territorio e tutto il personale ha la doppia dose di vaccino, al cliente chiediamo il massimo rispetto delle regole».

 

Gli anziani. Intanto chi appartiene alle categorie più a rischio è preoccupato per l'aumento dei contagi soprattutto tra i più giovani. Sale l'attesa per l'apertura del nuovo centro vaccinale: «La totalità delle persone che frequenta il nostro centro ha ricevuto la seconda dose - racconta Emilio Podda, presidente del centro anziani – molti hanno già fatto la terza dose e altri la faranno appena sarà operativo il centro vaccini di via Puglie. Prevenzione e vaccinazione sono l'unico modo per evitare ulteriori chiusure».

 

I contagi in crescita moderata potrebbero far sperare in un rientro dell'emergenza, anche se i dati appena resi noti si riferiscono ai tamponi effettuati nel weekend, giornate in cui il numero dei tamponi risulta sempre limitato.

 

Giuliano Usai


Articolo tratto da L’Unione Sarda del 23.11.2021   

Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

S’Istoria sarda in limba sarda. Di Francesco Casula.

  In unas cantas pimpirias, in televisione, apo contau s'istoria  sa literadura, sa poesia sarda.  - in sa de tres chistionende de s ...