lunedì 20 dicembre 2021

“Il caso Mesina.” Di Francesco Casula.


 

Su Mesina e il suo nuovo ennesimo arresto sono state dette e scritte sciocchezze e banalità, tontesas e machines. A livello industriale e in libera uscita. Giornalisti di mezza tacca si sono impancati a maîtres à penser e ideologi sulla società sarda e sul banditismo. Ma quello che più inquieta è l’evocazione del sardo=bandito. Si dirà: vecchiume di un passato remoto. Neosabaudo. At a essere. Ma evidentemente quel passato non è poi così remoto, né passato del tutto. Se vengono riproposte tali imbecillità.

 

Mi sovviene a tal proposito un certo Alessandro Doria del Maro (vicerè sabaudo dal 1724 al 1726) che per giustificare la repressione sanguinaria scrisse che la causa del banditismo era da ricercarsi “nella natura stessa dei popoli [sardi] poveri, nemici della fatica, feroci e dediti al vizio”. Ponendo così le premesse,anticipando e preparando brillantemente Lombroso e tutto il ciarpame e la paccottiglia sui Sardi con il dna delinquenziale con i vari Orano (i Nuoresi sono delinquenti nati) e Niceforo, secondo cui tutti i Sardi non solo i Nuoresi appartengono a una razza inferiore. Per arrivare agli anni 1960/70 quando su una rivista patinata e popolare, certo Augusto Guerriero, più noto come Ricciardetto scriverà che i Barbaricini occorreva "trattarli" con gas asfissianti o per lo meno paralizzanti.

 

Per arrivare ai nostri giorni con il Procuratore di Cagliari, Roberto Saieva, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 ha sostenuto: “Altro fenomeno criminale che nel territorio del Distretto appare di rilevanti proporzioni è quello delle rapine ai danni di portavalori, organizzate normalmente con grande dispiegamento di uomini e mezzi. Diffusi sono comunque analoghi delitti ai danni di sportelli postali e di istituti bancari. E’ agevole la considerazione che nella esecuzione di questi delitti si sia principalmente “trasfuso l’istinto predatorio (tipico della mentalità barbaricina) che stava alla base dei sequestri di persona a scopo di estorsione, crimine che sembrerebbe ormai scomparso”.

 

Da parte mia non ho niente da aggiungere a quanto di saggio e avveduto è stato detto ieri su Videolina dall’antropologo Bachisio Bandinu (ma quale mito, quale eroe, non bat omine). E soprattutto sottoscrivo e condivido l’intervento del sociologo Nicolò Migheli che riporto integralmente.

 

Francesco Casula

Storico e saggista della cultura sarda.

                                         ***

 

Mesina è un mito urbano. Di Nicolò Migheli.

 

Bisogna aver avuto sedici anni nel 1966 ed aver visto lo sguardo disperato di un tuo amico a cui avevano sequestrato il padre. Averlo visto quel povero corpo in decomposizione, buttato sotto un macchia di rovo e avere memoria del lezzo di cadavere che ti resta nelle narici per settimane. Bisogna essere stati ragazzi in quegli anni tremendi; a mezzo servizio tra scuola ed ovile, tra sogni di riscatto civile e il peso di una delinquenza cinica che uccide ogni aspirazione.

 

Andare in campagna con lo sguardo rivolto da un’altra parte per paura di vedere cose che non dovrebbero essere viste. Bisogna aver stampato in mente carabinieri e poliziotti che controllavano i bollettini di proprietà, o di custodia, del bestiame, e una decina di tuoi compaesani che in ferri di campagna venivano condotti al confino. Ricordarsi dei manifesti con le taglie affissi nei muri del municipio.

 

Esperienze come queste ti possono dare chiavi interpretative che superano ogni analisi sociologica, anzi costituiscono il filtro che demitizza le letture semplicistiche. Il banditismo sardo è stato una delle maggiori leve di distruzione della pastoralità, è stato l’alibi per un etnocidio culturale. Basta rileggersi le conclusioni dell’inchiesta parlamentare del senatore Medici, dove l’unica modernizzazione possibile era lo sradicamento di un modello economico antico in favore di una effimera industrializzazione. Togliere l’acqua ai pesci. Il pastoralismo come arte criminale. Come se il delinquere fosse legato ad una professione e non a comportamenti riproducibili in ogni ambito sociale.

 

Una operazione così sofisticata aveva però bisogno di un immaginario forte, costruito in una ambigua positività. Il mito di Mesina è stato funzionale a tutto questo. Ha trasformato il banditismo in manifestazione ribellistica di giuste rivendicazioni, facendone di lui un fenomeno mediatico, con interviste nella latitanza, peregrinazioni di editori in cerca di un Che per la Cuba del Mediterraneo. Donne attratte dal fascino ambiguo del latitante con il contorno di agenti dei servizi. Una riproposizione in salsa barbaricina del mito del siciliano Salvatore Giuliano. Il bandito mafioso funzionale alla repressione del movimento di occupazione delle terre, all’assassinio di sindacalisti e politici di sinistra.

 

Certa sinistra urbana che in Sardegna in quegli anni, sui fenomeni delinquenziali ebbe un comportamento ambiguo, anche essa soggiogata dal mito del ribelle, senza capire che quel fenomeno era una via facile verso l’arricchimento personale. Il reinvestimento in tanche allora, in narcotraffico oggi. Un mito etero imposto che ha finito per imprigionare Orgosolo. Quel paese è stato abile nel rovesciare lo stigma in opportunità, facendone una delle principali attrattive turistiche.

 

Conosco bene gli orgolesi, per sapere che da tutto ciò vorrebbero liberarsi e le decine di associazioni che combattono per un paese normale, debbono fare i conti con un passato che non passa, con chi li appesantisce di continuo con i suoi comportamenti. Eppure il nuovo arresto di Mesina, se le accuse verranno provate in sede di giudizio, può essere il colpo mortale per questa mitopoiesi della vittima delle contraddizioni sociali, di chi non ebbe, secondo quella vulgata, altre possibilità se non la delinquenza, il sequestro di persona, l’omicidio.

 

E’ finito il tempo della facile giustificazione perché quell’uomo ha toccato l’intoccabile. Mentre il sequestro di persona, nonostante il suo abominio, poteva essere visto come una redistribuzione del reddito, del “ricco” che paga ed altri che ne godono, la droga tocca tutti. Distrugge famiglie e patrimoni, nega il futuro a generazioni intere; non conosce differenziazioni di classe e di reddito.

 

Nonostante la Sardegna non sia indenne da questa piaga, non vi è nessuna ambigua giustificazione sociale per chi si arricchisce in questo modo. Ecco dove Mesina ha sbagliato, se è veramente così. Con le sue frequentazioni carcerarie ha creduto che sistemi di altre realtà fossero riproponibili qui da noi. Non è stato così, ed in questo modo ha ucciso l’immagine di redenzione, non solo sua, che altri gli avevano costruito addosso.

 

Una sconfitta per tutti. Chie naschet corbu no si che mudat in columba. Chi nasce corvo non diventa colomba. Recita così un proverbio pessimista e determinista. Ci sono momenti che non si vorrebbe che quell’adagio avesse ragione. Nonostante tutto, questo è uno di quelli. La speranza che si possa cambiare è l’ultima a morire. Cominciamo però a liberarci dell’immagine eroica e giustificazionista del bandito. Questo tocca a tutti noi. Il resto verrà.

 

(Un articolo scritto anni fa, che oggi è valido in tutta la sua attualità)

 

Nicolò Migheli


«Obbligo di vaccino per tutti, serve subito un'altra stretta»


 

Un'ulteriore estensione dell'obbligo vaccinale a particolari categorie di maggiore contatto col pubblico. Questa misura potrebbe essere sul tavolo della prossima Cabina di regia fissata il 23 dicembre. E la valutazione verrebbe fatta anche sulla base dei risultati della nuova indagine rapida (flash survey) chiesta dal ministero della Salute per calcolare il numero di casi – e l'eventuale prevalenza – di variante Omicron in Italia, che sarà effettuata oggi.

 

Di obbligo vaccinale si parla da tempo e quando di recente c'è stata l'estensione al mondo della scuola e alle forze dell'ordine, si sarebbe dovuta comprendere anche tutta la Pubblica amministrazione. Sfumata la decisione, ora il tema è tornato all'ordine del giorno. I medici Giuseppe Chessa, presidente provinciale dell'Ordine dei medici non ha dubbi: «Non riesco a capire perché si vada avanti pezzetto per pezzetto, categoria per categoria. Bisogna decidere l'obbligo vaccinale per tutti, subito, e siamo già in ritardo.

 

D'altronde, è stato prorogato lo stato d'emergenza al 31 marzo, e allora mi pare più che logico imporre l'immunizzazione a tutta la popolazione attualmente vaccinabile». La questione trova un coro di consensi tra gli esperti, mentre è argomento di accesi dibattiti anche nelle istituzioni europee e in diversi Paesi, compresi gli Stati Uniti, dove molte grandi aziende dichiarano che licenzieranno i loro dipendenti no vax.

 

Nei giorni scorsi l'immunologo del Comitato tecnico scientifico Sergio Abrignani ha dichiarato in un'intervista che «quando una malattia è altamente diffusiva come questa, non vaccinare tutti è volersi fare del male. Come non essere favorevole a un'ulteriore stretta sull'obbligo, dopo quello a docenti e forze dell'ordine?» La situazione Per Gabriele Mereu, responsabile della Vaccinoprofilassi dell'Ats Sud Sardegna, «data la situazione, con la variante Omicron che sta invadendo l'Europa – ormai in rosso scuro nelle cartine dell'Ecdc – ogni azione che estenda l'obbligo vaccinale è bene accetta. Io credo che innanzitutto dobbiamo completare le tre grosse categorie – sanitari, forze dell'ordine e insegnanti – e poi partire con l'obbligo anche per tutti gli studenti. Il virus è diventato una malattia pediatrica, si stanno ammalando i no vax e i bambini (Capoterra è un esempio) dunque l'iniezione deve essere obbligatoria dai 5 anni in su.

 

D'altronde, ci sono già vaccini necessari per la fascia 0-16 anni, e sono pure contro malattie che oggi sono del tutto sotto controllo, quindi è naturale farlo anche per il Covid, siamo in emergenza, c'è di mezzo la salute delle persone e la saturazione di ospedali e terapie intensive, dobbiamo fare in fretta». Prosegue Mereu: «In questo momento l'Italia è ancora messa meglio rispetto ad altri Paesi, ma la Omicron sta aumentando, e l'infettività è tre volte superiore, chi non è protetto rischia molto, non c‘è tempo da perdere. Non si tratta di discutere, non si tratta di posizioni politiche, l'obbligo serve per salvare vite umane».

 

Ancora: «Non dimentichiamo che la vaccinazione non basta, tutte le misure di protezione e distanziamento devono essere mantenute, inoltre bene sta facendo il Governo a limitare l'ingresso da determinati Paesi. Gli Stati Uniti da tanti anni consentono di entrare per lavoro o studio solo a chi è immunzzato contro morbillo e meningococco, insomma, sono barriere che esistono, e a maggior ragione bisogna innalzarle contro il Covid. L'Italia sta gestendo con enorme competenza la pandemia, a differenza, ad esempio, di quello che ha fatto finora il regno Unito».

 

Le vacanze. L'obbligo vaccinale è, secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive al policlinico San Martino di Genova «un passaggio da fare rapidamente. Mi auguro che nella prossima cabina di regia si studi l'obbligo vaccinale per le vacanze di Natale: il modo migliore per arginare le varianti Delta e Omicron. Sei milioni di non vaccinati che rischiano di ammalarsi insieme sarebbero un disastro. Un'infezione respiratoria che viaggia come il morbillo è insostenibile per il sistema sanitario e sociale». (cr. co.)

 

Articolo “L’Unione Sarda,” 20.12.2021

Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

sabato 18 dicembre 2021

Dae s’àrbore rutu totus fachen linna. Di Pier Franco Devias.


 

Graziano Mesina, è lui stesso il primo a dirlo, è un uomo che ha sbagliato, che ha commesso errori. E li ha pagati molto duramente. A differenza di altri. E certamente molto più duramente di tanti altri. Sperava di morire libero, morirà prigioniero. Ma non è di Mesina che voglio parlare: di lui parlano in tanti, da parecchio, e forse qualche volta anche a sproposito. Voglio piuttosto parlare di chi parla di lui. Perché era troppo ghiotta l’occasione, per certe persone, per non dare sfoggio del loro cattivo gusto.

 

Uno, con un passato da presidente della Regione, oggi distribuisce patenti di balentia e disprezza a voce alta i criminali. E dire che, quando è stato presidente della Sardinia Gold Mining, alcuni criminali lui li ha visti da vicino: ci sarebbe piaciuto sentire chiaro e forte il suo disprezzo verso di loro, quando hanno saccheggiato l’oro sardo e in cambio hanno lasciato un lago di cianuro che avvelena Furtei. Ma per quei BANDITI che lui ha visto da vicino, molto da vicino, pluriennali LATITANTI in giacca e cravatta, non ha scritto granché.  E’ più prode, e forse più conveniente, seguire la corrente e ruggire oggi contro un vecchietto di 80 anni.

 

Ed ancora peggio, molto peggio, fa la stampa italiana. Inguaribilmente malata, di pregiudizio, di provinciale esotismo che, scava scava, altro non è che strisciante razzismo antisardo. Un continuo uso e abuso di termini di balente e omertà, di insinuazioni, di allusioni neanche tanto velate al presunto “carattere dei Sardi” (dio mio ‘sti Sardi!) Ma spiegatecelo voi l’abuso del termine balente, cari giornalisti italiani!

 

Raccontateci di come nella vostra Italia si abusi abitualmente del concetto di “VALOROSO”, come quando a delinquenti della stazza del Generale Graziani, il Macellaio del Fezzan, venne intitolato un sacrario ad Affile, con benedizione della Cassazione il 26 settembre 2020. Raccontateci di come viene definita “Onorevole” gente implicata, e condannata, e pluricondannata, per i reati più ignobili e antisociali. E che mai una sola volta hanno visto una galera, mentre qualcuno di cui si parla ci ha vissuto per 40 anni!

 

E quando volete parlarci di OMERTA', anzichè guardare verso la vostra isola colonia con tutti ‘sti brutti sardegnoli che la infestano, date uno sguardo alle vostre caserme, dove succede molto spesso l’inenarrabile, e qualche volta ci scappa pure il morto, e ogni volta c’è sempre chi vede, sente. E sta zitto.

 

Date uno sguardo a qualche stragista morto tranquillo, libero e pure omaggiato, con le mani sporche di sangue innocente, con rispettabilissimi gran signori, delle più alte cariche di Stato, che la bocca l’hanno tenuta ben chiusa. O provate a fare un giro nella società bene, quella dei pezzi grossi. Quella dove qualche volta ci bazzica anche - che so - il vostro editore, o un finanziatore del vostro giornale, magari pure un onorevole che ha gentilmente segnalato la vostra preparazione professionale.

 

Parate l’orecchio e vedete un pò se corrono tutti a denunciare ciò che sanno sugli affari di quell’industriale, dei maneggi del generale, dei viziacci dell’alto prelato. Andate lì a controllare come sono messi a omertà, visto che l’argomento vi piace. E ogni tanto, ma dico, ogni tanto, abbiate la decenza di non parlare di ciò che non conoscete. E soprattutto di sciacquarvi bene la bocca prima di parlare del Popolo Sardo!

 

Pier Franco Devias

 

Non il banditi, ma i sardi otterranno la libertà. Di Vincenzo Maria D’Ascanio.


 

Si è forse conclusa la fuga del simbolo dei latitanti sardi, quelli storici intendo. Graziano Mesina è nato a Orgosolo il 04 Aprile del 1942, diventato quello che viene definito come “Bandito” alla fine degli anni 50’. In Sardegna la definizione di bandito si veste spesso di natura romantica, il bandito per eccellenza è colui che combatte una guerra personale contro uno stato invasore e predatore, Stato che preleva i giovani “balentes” dalle loro case senza un’accusa precisa, ma solo per essere sospettati di avere informazioni utili per arrestare altri balentes.

In quei tempi, si diventata banditi per necessità, perché lo Stato italiano perseguitava i sardi con una giustizia sommaria. Inoltre il bandito diventata bandito perché era perseguitato dai notabili del paese, in eterna combutta con le forze dell’ordine dello Stato italiano. Questa era una caratteristica del meridione, chi ha letto “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi può ricordarlo. Mesina divenne bandito per una serie di eventi giudiziari poco chiari, che alla fine lo portarono a evadere dal carcere di Nuoro e a darsi alla latitanza

In seguito le vicende di Mesina potrebbero essere riassunte soltanto in un libro. Merita di essere citata l’evasione dal carcere di Sassari col suo futuro braccio destro Atienza (poi ucciso nella maledetta località di Osposidda) e il tentativo dell’editore Giangiacomo Feltrinelli di coinvolgerlo nella lotta di liberazione dell’isola, poiché secondo l’editore la stessa Sardegna poteva trasformarsi nella Cuba del mediterraneo.

Il progetto di Feltrinelli era semplice. L’editore restò a Cuba per qualche mese, dove entrò a contatto di Fidel Castro (e dove comprò al fotografo Korda la famosa fotografia del “Che,” quella iconica, la stessa che campeggia nella Piazza della Rivoluzione a l’Havana). Dopo aver letto e pubblicato il Manuele della Guerriglia sempre del “Che,” Feltrinelli si convinse che unendo alcuni fattori la Sardegna si sarebbe potuta facilmente liberare,  creando un avamposto del patto di Varsavia proprio all’interno del Mediterraneo

Tuttavia per portare a compimento tale progetto occorrevano dei fattori. La connivenza della popolazione locali (c’era) le armi (c’erano) e i banditi sardi come capi della guerriglia, con Graziano Mesina a capo della rivoluzione. Tuttavia Mesina rispose negativamente, per un fattore che Feltrinelli non aveva considerato.

Pur essendo ammantati di leggenda dalle popolazioni locali, il bandito sardo era un individualista, e avrebbe compromesso la propria libertà per avere vantaggi esclusivamente individuali. Di politica ne sapevano poco, e a dirla tutta non ne volevano nemmeno sapere.

Se andiamo a vedere in Sardegna non abbiamo mai avuto delle grandi organizzazioni criminali, perché il bandito sardo è per sé e per nessun altro. Non è disposto nemmeno a creare delle reti criminali, talmente grande è la propria diffidenza verso il prossimo. A mio avviso possiamo vedere i criminali sardi come degli oppositori disordinati e casuali allo Stato italiano, che si fa vedere e sentire soltanto quando si tratta di trovare un deposito per le scorie, o ci tratta come il classico cesso dove scaricare tutto il pattume che creano le due ricche regioni (naturalmente in combutta con gli ascari lacché del regime).

Tuttavia non possiamo considerare i banditi come degli individui che ci aiuteranno in questa lotta. Ne hanno avuto la possibilità, e l’hanno rifiutata. Solo quando il popolo sardo capirà che le sue privazioni sono dovute a uno Stato che l’ha umiliato per secoli, credo che a quel punto cominceremmo a fare sul serio.

 

 

Vincenzo Maria D’Ascanio

giovedì 16 dicembre 2021

Nelle ultime 24 ore 250 positivi. Partono oggi le vaccinazioni per i bambini. Ritorna l'incubo contagi nuova impennata di casi


 

Non è certo miglior presupposto in vista delle festività natalizia ma l'isola, in questo caso, non ha fatto eccezione rispetto al resto del Paese, colpito da un'improvvisa impennata di contagi e ricoveri. L'unica differenza si riscontra nel tragico conto delle vittime: nessuna in Sardegna nelle ultime 24 ore, 129 nel resto d'Italia. Un dato che non veniva registrato dalla fine di maggio. Il Covid, dunque, non ha intenzione di rallentare e i numeri comunicati su scala nazionale e regionale sembrano dimostrare una recrudescenza che, per quanto potesse essere annunciata, non può che preoccupare.Il bollettino.

 

Ieri la Regione ha segnalato 250 nuovi casi e un tasso di positività che in 24 ore è passato dall'1,2 al 2,6 per cento dopo l'analisi di 9.495 tamponi, tra molecolari e antigenici. Sono passati più di tre mesi dall'ultima volta che l'isola si era trovata a fare i conti con un numero di contagi così alto: il 3 settembre erano stati segnalati 263 casi, una sorta di colpo di coda estivo replicato ieri in versione invernale.

 

Oltre ai contagi, cresce anche il numero dei nuovi ricoveri, per quanto ancora lontano dai limiti fissati per il passaggio dalla zona bianca e quella gialla. Tuttavia, ieri i pazienti Covid ricoverati in area medica sono aumentati di 21 unità, portando il totale a 109, mentre sono due i nuovi ricoverati in terapia intensiva, per un totale di 8 casi in tutta l'isola. Cresce anche il numero delle persone in isolamento domiciliare, 3344 con un incremento giornaliero di 54 quarantene. Il maggior numero di casi è stato riscontrato nella città metropolitana di Cagliari, 82, seguita dal Sassarese, 80. I dati nazionali. Sono 23.195 i positivi ai test Covid individuati nelle ultime 24 ore, non si registravano oltre 23mila positivi dal primo aprile scorso, quando furono 23.649. Sono invece 634.638 i tamponi molecolari e antigenici.

 

Il tasso di positività è al 3,6%, in aumento rispetto al 2,7 dell'ultimo bollettino. Sono invece 870 i pazienti in terapia intensiva in Italia, 7 in più nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 84. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 7.309, ovvero 146 in più nelle ultime 24 ore. Il focolaio di Sassari. Il focolaio isolato nella Clinica chirurgica dell'Aou di Sassari è sotto controllo. I pazienti sono risultati positivi al virus con variante Delta, sono tutti vaccinati con la seconda dose e anche grazie alla vaccinazione stanno bene tranne alcuni che hanno sintomi modesti.

 

«La situazione nella Clinica chirurgica non desta preoccupazione. Sono stati diagnosticati 11 pazienti positivi e tra questi 4 si trovano in Malattie infettive e 7 sono isolati tuttora nella Clinica. A tutti sono stati somministrati gli anticorpi monoclonali, un'ottima terapia che blocca l'evoluzione della malattia», ha affermato il Franco Bandiera, direttore sanitario dell'Aou di Sassari. Tra i gli operatori sanitari sottoposti a tampone molecolare, solo una è risultata positiva al Covid. La donna, vaccinata con le tre dosi, sta bene e ha un'elevata carica antivirale.

 

Vaccinazioni ai bimbi. Partiranno oggi con un open day, a Cagliari, le vaccinazioni anti-Covid in età pediatrica. Le somministrazioni ai nati dal 2010 al 2016, che abbiano già compiuto 5 anni, si terranno dalle 14 alle 19 nell'hub dedicato nel centro congressi della Fiera, con percorsi e personale riservati ai più piccoli. In tutta l'isola, a partire dalle 12 di oggi, sempre per questa fascia d'età, è confermata l'apertura delle prenotazioni che potranno essere effettuate attraverso la piattaforma di Poste Italiane, via web o numero verde 800009966 (attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20), oppure tramite i portalettere o gli Atm di Poste Italiane.

 

Per i prenotati le vaccinazioni partiranno già da oggi ad Alghero e Iglesias, mentre a Oristano le prime somministrazioni saranno eseguite venerdì. Sabato si aggiungeranno anche i punti di vaccinazione di Ozieri, Sassari (Rizzeddu) e Olbia. Da domenica 19 via alle vaccinazioni dei piccoli anche a Nuoro, mentre i primi slot a San Gavino saranno disponibili dal 21 e a Tempio dal 22 dicembre. Questa l'attuale disponibilità, che potrebbe essere incrementata nelle prossime ore con eventuali anticipazioni nei diversi centri, con calendari sempre aggiornati sulla piattaforma di Poste Italiane. Intanto, ieri nell'isola sono arrivate 36mila dosi di vaccino Pfizer pediatrico - per una platea potenziale di 47mila baby vaccinandi – che già ieri sera erano in distribuzione nei vari centri vaccinali dell'isola.

 

Allarme nei paesi. Si espande il focolaio scoppiato una settimana fa ad Allai, che conta 22 positivi su appena 350 abitanti. I test molecolari effettuati martedì su 192 volontari hanno rilevato sei nuovi casi d'infezione e la diffusione del virus ha fatto scattare ulteriori restrizioni rispetto a quelle introdotte con una recente ordinanza. Rimarranno in vigore almeno fino al 23 dicembre l'obbligo di indossare la mascherina all'aperto e la sospensione del servizio scuolabus per Samugheo.

 

Un'ulteriore stretta è prevista sulla pratica sportiva di gruppo. I campionati e l'attività agonistica in genere subiranno uno stop alla stregua di eventi e manifestazioni di qualsiasi altra natura. «Serve la massima prudenza e un maggiore senso di responsabilità, perché se la situazione dovesse degenerare il prossimo passo sarebbe la chiusura totale», ha ammonito il sindaco Antonio Pili. Il numero dei contagi è salito anche a Ghilarza, dove si registrano 27 positivi e quattro classi delle scuole primaria e media in quarantena. (ha collaborato Maria Antonietta Cossu)

 

mercoledì 15 dicembre 2021

Sabato 18. La marina: sotterranei o fatti misteriosi


 


18. Sabato dalle ore 16:00 alle ore 18:00

Piazza Sant'Eulalia, 09124 Cagliari CA, Italia

Evento di Percorsi alternativi 

Piazza Sant'Eulalia, 09124 Cagliari CA, Italia

Pubblico  · 

 

In collaborazione e con il patrocinio del Polo Museale di Sant'Eulalia, inizieremo dal Bastione per proseguire nelle vie del caratteristico quartiere della Marina, dove visiteremo i sotterranei dell'affascinante Area Archeologica di sant'Eulalia e il Museo, la cripta di Santo Sepolcro e i ruderi della Chiesa di Santa Lucia.
Vi racconteremo storie del quartiere da sempre animato dai suoi fantasiosi abitanti, viaggiatori intraprendenti, donne passionali e anime misteriose
; ancora tanto e tanto altro...

La partecipazione è GRATUITA compreso l'ingresso ai siti
Appuntamento: piazza costituzione (sotto scalinata del bastione) 15 minuti prima della visita
La prenotazione è obbligatoria al 333.4226593 anche whatsapp o messaggio Facebook.

Nel rispetto delle misure anti COVID19 l'evento è riservato a un numero limitato di partecipanti, si raccomanda l'uso della mascherina, del gel mani.


Per l'ingresso ai sotterranei è necessario esibire il GREEN PASS
Grazie per la collaborazione
 

 

131 anni fa veniva assassinato Toro Seduto.


131 anni fa, all'alba del 15 Dicembre 1890, morì Tathanka Iyothanka, detto “Toro Seduto,” capo Lakota della tribù degli Hunkpapa: ucciso, come lui stesso predisse, da uno del suo popolo. Tra i più grandi esponenti della Resistenza dei Nativi Americani contro l'invasore bianco, sicuramente il più famoso, più che un guerriero, Toro Seduto, era un Wakan, un capo spirituale. 


Figura d’indiscussa autorevolezza presso il popolo Lakota, ma anche tra le altre nazioni Native. Intorno a lui si radunarono circa 3500 pellerossa che sconfissero Custer a Little Big Horn. Dopo aver riparato in Canada, con la sua gente oramai ridotta alla fame, Toro Seduto si consegnò alle autorità americane e il 29 Luglio 1881 e fu assegnato a Fort Yates, nell’agenzia di Standing Rock.

 

Gli anni appresso sembrarono sereni nella vita dell’anziano capo: partecipò alla inaugurazione della Northern Pacific Railroad e incontrò l’ex Presidente Grant, ma si inasprivano i suoi rapporti con il Comandante dell’agenzia di Standing Rock, il Maggiore Mc Laughlin che cercava in tutti i modi di delegittimarlo, di sminuirne il prestigio.

 

Anche per sottrarsi a quel clima greve, nel 1885, Toro Seduto accettò la proposta del Circo Barnum per una tournée del Buffalo Bill’s Wild West Show, in Canada, Stati Uniti ed Europa. Dopo la tournée, il Capo Sioux fece ritorno alla agenzia di Standing Rock, dove ritrovò Mc Laughlin e la sua ostilità.

 

Intanto in molte riserve Indiane si stavano tenendo danze propiziatorie, “Danza degli Spiriti”, che però le autorità consideravano una rivolta. Anche a Standing Rock, i militari, per prevenire il rito della “danza”, decisero di allontanare Toro Seduto dalla riserva.

All’alba di quel 15 dicembre mandarono a prenderlo un drappello di poliziotti Lakota che irruppero nella capanna di legno di Toro Seduto. Accorsero in tanti per cercare di proteggere il loro capo; ne nacque uno scontro con colpi d’arma da fuoco.

 

A sparare furono il sergente, Tomahawk Rosso e il tenente, Testa di Toro, che colpirono alla spalla e alla testa Toro Seduto. Con lui rimasero uccisi il figlio, Zampa di Corvo, di 14 anni, alcuni uomini e i due agenti rinnegati autori dell’assassinio, linciati dalla folla.

 

La sua morte fiaccò ogni residua volontà di resistenza dei Nativi all’invasore bianco, fino al tragico epilogo dell’ultima strage, a Wounded Knee, 14 giorni dopo. Tathanka Iyothanka fu sepolto a Fort Yates.  Nel 1953, i suoi resti, per volontà dei suoi discendenti, furono trasferiti a Mobridge, Sud Dakota. (fonti, North Dakota Historical Society, Smithsonian Institution; Robert M. Utley, Toro Seduto...)

 

Sa Babbaiola

 


S’Istoria sarda in limba sarda. Di Francesco Casula.

  In unas cantas pimpirias, in televisione, apo contau s'istoria  sa literadura, sa poesia sarda.  - in sa de tres chistionende de s ...